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autobus in fiamme

Le immagini di questi ultimi giorni, degli autobus che prendono fuoco nel centro di alcune grandi città, sono emblematiche dello stato drammatico in cui versa il trasporto pubblico locale di questo Paese e le cui cause vanno ricercate nei continui tagli ai finanziamenti operati in questi anni dai vari governi, nelle politiche di privatizzazione e liberalizzazione del settore incentivati con i trasferimenti da parte dello stato, nei tagli alla manutenzione ed ai posti di lavoro.

È l’insieme di queste ragioni che nega quotidianamente il diritto alla mobilità degli utenti del servizio, quindi le responsabilità non possono essere addossate ai lavoratori e agli scioperi proclamati proprio per contrastare questi processi.

Gli autoferrotranvieri, grazie a rinnovi contrattuali a perdere, vedono progressivamente peggiorare le proprie condizioni con aumenti dell’orario di lavoro e delle flessibilità, tagli ai riposi e all’occupazione, “aumenti” contrattuali che attraverso l’adesione obbligatoria ai fondi (il cosiddetto welfare aziendale) vengono sottratti dalle loro tasche per finire in quelle dei sindacati firmatari.

Le parti datoriali di concerto con cgil, cisl e uil, invece di adoperarsi per rimuovere le cause a base delle agitazioni sindacali, si sono resi responsabili al contrario di un nuovo attentato al diritto di sciopero firmando, il 23 febbraio scorso un accordo integrato e peggiorato ulteriormente recentemente dalla Commissione ammazza scioperi.

Fra procedure di raffreddamento, allungamento dei tempi di preavviso, aumento dei giorni in cui è vietato scioperare, divieto esteso anche in occasione di fiere e grandi eventi, intervallo minimo fra due agitazioni (che passa da 10 a 20 giorni), aumento del potere e della discrezionalità di precettare, lo sciopero viene depotenziato fino a farne un’arma spuntata. Se tutto questo non dovesse bastare la Commissione di Garanzia, abusando del proprio potere, interviene con delibere pretestuose per vietare scioperi, proclamati nel rispetto della legge, semplicemente perché non graditi dalle controparti.

Non è certo un caso che si vogliono imbavagliare gli autoferrotranvieri con l’avvicinarsi del 2019, anno in cui buona parte del trasporto locale verrà messo a gara per soddisfare gli appetiti dei vari “prenditori”, portando un nuovo attacco ai diritti dei lavoratori e dare la mazzata definitiva a quel che resta del trasporto pubblico.

Ma non è certo finita qui! La stessa Commissione ammazza scioperi insieme ai sindacati complici rivendicano l’approvazione di una legge che, in applicazione dell’accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza, garantisca il diritto di sciopero ai soli firmatari di quell'accordo, cioè proprio a quei sindacati che accettandone le regole, non possono più scioperare.... Assurdo!

L’insieme di questi accordi segna il passaggio definitivo dalla fase della concertazione a quello della complicità sindacale dove gli unici interessi da tutelare sono quelli delle imprese e delle aziende.

Lo sciopero, unica arma a difesa dei diritti dei lavoratori, diventa quindi uno strumento da svuotare e depotenziare.

Per ostacolare questi processi e per non soccombere bisogna rilanciare la lotta:

- per tutelare il trasporto pubblico contro privatizzazioni e messa a gara del servizio;

- per difendere realmente il diritto di sciopero;

- per rinnovi contrattuali veri con aumenti salariali e riduzione dell’orario di lavoro.

Su questi obbiettivi costruiamo l’unità dei lavoratori fuori e contro l’accordo del 10 gennaio 2014.

18 Maggio Giornata di mobilitazione nazionale

Basta accordi a perdere

Basta attacchi al diritto di sciopero

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