Milano panoramica

In allegato la Mozione Finale e la Relazione Introduttiva

 

L’assemblea Nazionale di Milano del 23 settembre scorso è stata un successo per partecipazione (la sala aveva 250 sedie e molti sono rimasti in piedi) ma, sopratutto, per il confronto vero sui punti cruciali della piattaforma.

Dopo anni di proclamazioni al "buio", i delegati di SGB, CUB, Si Cobas, Slai Cobas e USI ait, si sono riuniti insieme a tante realtà di lotta, politiche e sociali.
Gli interventi sono stati numerosi,
oltre 40, e purtroppo il tempo non è stato sufficiente per tutti. Tante le adesioni allo Sciopero, come le sollecitazioni all’unità su una base chiara e coerente alla vita e alle lotte che tutti i giorni si conducono.

Ognuno ha portato il proprio contributo di lotta sul territorio e dei risultati così conseguiti, affermando la necessità di proseguire su questa strada, specialmente dopo lo sciopero nazionale dei trasporti del 16 Giugno scorso che ha paralizzato il paese (al quale seguirono varie dichiarazioni, fra cui quella del premier Renzi che approfittò dell'occasione per definire lo sciopero "una pratica da regolamentare” per evitare che “le piccole sigle mettano in ginocchio il Paese”: sigle che tanto piccole non sono se bloccano un paese e che lo sciopero è un diritto inviolabile dei lavoratori e non una "pratica" qualsiasi).

Ogni lotta ha una sua storia ma tutte hanno una radice, una causa precisa nel sistema capitalistico dello sfruttamento della classe lavoratrice, il sistema che porta alle guerre e alla distruzione della natura, alla cancellazione di un futuro per le nuove generazioni. Questo sciopero ha obiettivi precisi e si colloca al momento giusto della agenda politica nazionale quando il Governo sta varando la Finanziaria (legge di stabilità), ancora una volta nel segno degli interessi dei grandi monopoli e sotto il controllo della Unione Europea.

Le lotte nelle varie categorie, dal pubblico come dal privato, sono tutte segnate da un tratto comune dell’arroganza padronale e dalla complicità dei sindacati che hanno firmato gli Accordi del 10 gennaio 2014 (sulla rappresentanza sindacale) e del 4 aprile 2016 (per la riduzione dei comparti nel Pubblico Impiego).

Dalle fabbriche, i cantieri, i magazzini come dalle scuole, gli uffici o gli ospedali, i delegati esposti in prima fila nelle lotte, tutti, hanno testimoniato che il sindacato di classe di cui c’è bisogno si può fare SOLO fuori e contro gli Accordi truffa che scambiano i diritti dei lavoratori per i “favori” alle organizzazioni sindacali.

Questa assemblea ha rappresentato, per i sindacati coinvolti, la prosecuzione della costruzione di un fronte sindacale di base, partito già con lo sciopero generale del 18 marzo 2015 (contro la guerra interna ed esterna).

Il prossimo sciopero generale dovrà essere un colpo ancor più forte (dopo il 16 giugno) e il percorso da compiere da qui al 27 Ottobre sarà quella dell'agitazione, informazione e contrasto nei luoghi di lavoro.
Questo è lo Sciopero delle forze che praticano il conflitto contro ogni complicità con i padroni e i loro governi, che su questa pratica stanno costruendo l’unità dei lavoratori, verso la costruzione del sindacato di classe che in questo paese manca.

A ognuno di noi il compito di fare del 27 ottobre il giorno dello SCIOPERO GENERALE!

 

 


 

MOZIONE FINALE

L’assemblea approva e condivide l’obbiettivo di costruire una nuova stagione di lotta e mobilitazione che coinvolga tutti i lavoratori, le lavoratrici, i ceti più poveri della popolazione, quanti sono impegnati nel conflitto sociale, per esprimere tutto il proprio dissenso verso le politiche borghesi e per cambiare con la lotta questo sistema.

Le organizzazioni che hanno promosso l’assemblea e i partecipanti decidono di impegnarsi per far diventare lo sciopero del 27 Ottobre l’occasione per unificare le lotte in corso e avviare un ciclo di lotte adeguato a contrastare le disuguaglianze prodotte dal sistema capitalistico e rilanciare i conflitti in un percorso di costruzione di lotta di classe.

L’assemblea assume come obbiettivi per l’iniziativa dello sciopero quelli di:

  • Aumentare salari e investimenti pubblici per ambiente e territorio, ridurre in modo generalizzato l’orario di lavoro;

  • ristabilire l’età pensionabile a 60 anni di età o con 35 anni di contributi, abolendo la legge Fornero;

  • garantire il diritto universale alla salute, all'abitare, alla scuola, alla mobilità pubblica e tutele reali di salario peri disoccupati;

  • contrastare la precarizzazione del lavoro generata dalle leggi promulgate dai vari governi, l'ultima quella dello Jobs Act, che sono strumenti formidabili di ricatto e di distruzione dei diritti fondamentali, a partire dall'uso che ne fanno le istituzioni stesse e le amministrazioni locali di ogni colore;

  • difendere il diritto di sciopero con l'abolizione delle leggi che lo vincolano, rigettare l'accordo truffa del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza;

L’assemblea ribadisce l’impegno di lottare contro le politiche padronali e governative per il rilancio della edilizia pubblica per rispondere alla domanda dei lavoratori e dei ceti popolari e a difesa del diritto universale alla casa a fianco di quanti stanno operando per affermare concretamente questo diritto nei quartieri e nelle città.

Dopo quello riuscitissimo del 16 è ripartito l'attacco al diritto di sciopero con dichiarazioni politiche che anticipano interventi legislativi per negare l’esercizio dello stesso; è indispensabile ribellarsi alla volontà del padronato, del governo e di Cgil, Cisl, Uil di riscrivere lo statuto dei lavoratori ed eliminare il diritto di sciopero.

Nel rapporto con i lavoratori e nelle assemblee deve essere inoltre rilanciato l’interesse dei lavoratori e dei ceti popolari ad affermare politiche contro le guerre imperialiste per contrastare comportamenti xenofobi, ribadendo che i padroni impongono a coloro che vengono da altri paesi, peggiori condizioni di lavoro e di salario per imporre un abbassamento generale del costo della forza lavoro fomentando guerre tra poveri. Il conflitto deve essere, perciò, ricondotto contro chi sfrutta non contro chi è parimenti sfruttato.

Momento importante di lotta diventa anche il riconoscimento della cittadinanza a coloro che sono nati in Italia. L’assemblea chiede l’approvazione immediata della legge in discussione in Parlamento.

Il 27 Ottobre deve diventare l’occasione per unificare e rilanciare i conflitti in un percorso di costruzione di lotta di classe

 


 

RELAZIONE INTRODUTTIVA

 

Le motivazioni dello sciopero generale del 27 ottobre sono state ulteriormente chiarite e rafforzate da quanto avvenuto dopo la sua dichiarazione. Il contesto che si è delineato evidenzia con più chiarezza un preciso progetto autoritario di normalizzazione dei rapporti sociali nel paese che va respinto con determinazione. Le linee operative del progetto governativo riguardano: La limitazione del diritto di sciopero.


Dopo il riuscitissimo sciopero del 16 promosso da alcune organizzazioni sindacali di base è ripartito l’attacco al diritto di sciopero.
La crisi economica, viene affrontata dalla borghesia accentuando l’attacco alle condizioni di vita dei lavoratori (lavoro flessibile, disoccupazione, precarietà, ecc.) contemporaneamente con un’escalation dell’azione repressiva e reazionaria. Laddove lo Stato ha poco da offrire in termini di "stato sociale", la dura legge del capitalismo, fatta di licenziamenti, salari da fame e
sfruttamento, può essere accettata e introiettata soprattutto attraverso il manganello, la criminalizzazione del dissenso e l'attacco al diritto di sciopero.
Puntano perciò a stringere le maglie dell’esercizio dello sciopero per ridurre la possibilità che col conflitto i lavoratori e i ceti popolari possano costruire dei rapporti di forza per modificare in meglio la propria condizione lavorativa ed economica.
Il diritto allo sciopero è stato da tempo limitato e impedito con norme (legge 146/90 poi racchiusa nel testo unico n. 83/2000) e sentenze; ora verrebbe definitivamente sottratto ai singoli lavoratori e attribuito ad alcune organizzazioni sindacali integrate allo Stato.
Cercheranno di impedire, tramite legge, l’esercizio del diritto di sciopero ad organizzazioni sindacali che sono in opposizione alle politiche padronali e del Governo.
Su tali orientamenti gravi ci sono delle responsabilità anche da parte di quelle sigle "di base" che dopo aver aspramente criticato l’accordo del 10 gennaio sulla Rappresentanza, l’hanno opportunisticamente sottoscritto, rompendo,così, il fronte di unità con il sindacalismo conflittuale e favorendo le manovre padronali per la restrizione del diritto di sciopero.
La politica abitativa e la repressione di chi lotta e rivendica diritti Il ripristino della “ legalità ” borghese – di cui il “ foglio di via ” è una delle rappresentazioni utilizzate più frequentemente- ha riguardato molte situazioni di lotta per il lavoro e per i contratti; ultimamente anche la politica abitativa e per coloro che sono immigrati nel paese.
A Roma, prima i rifugiati eritrei sono stati
sgomberati dal palazzo che occupavano in via Curtatone e poi sono stati risgomberati con gli idranti e cariche dalla Polizia dalle aiuole e dai marciapiedi di Piazza Indipendenza dove dormivano dopo lo sgombero.

L’organizzazione dello sgombero dalle case e il tentativo di rimozione del disagio e della condizione degli emarginati dalla strada è una pratica largamente in uso nei quartieri dove ci sono occupazioni. Una politica che nega il diritto alla casa che va efficacemente contrastata con le lotte, come già molti compagni stanno facendo nei medesimi territori.

Immigrati
I migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati che vivono nelle nostre città non vengono considerati parte delle nostre comunità, anche se talvolta sono più anni che vivono in Italia.
Il dibattito pubblico su questa questione ha assunto toni ancora più xenofobi, perché ha preso più consistenza il desiderio o l’augurio che si facciano da parte, che spariscano.
La posizione del governo più della propagandata e strumentale “ Aiutamoli a casa loro ” è diventata” Se la vedano loro al di fuori dall’Italia ”
L’intesa tra Italia e Libia è una tappa della strategia di esternalizzazione delle frontiere, perseguita a tutti i costi, tanto dal nostro governo quanto dall’Unione Europea; persegue il contenimento degli sbarchi mettendo in secondo piano il rispetto dei diritti fondamentali di chi fugge dalle guerre e dalla fame da loro prodotte.
La riduzione degli sbarchi di cui tanto si vanta il governo è dovuta, in parte al lavoro della guardia costiera libica, ma soprattutto agli accordi fatti con le due più potenti milizie per bloccare in Libia il più importante punto di partenza di migranti soprattutto africani.
Per comprare la serenità nel proprio giardino e per coprire la mancanza di una politica sull’emigrazione, si lascia a un altro stato il compito di fare il lavoro sporco in cambio di aiuto economico, usando i fondi per lo sviluppo.
Con l’accordo, l’Italia delega alla Libia la gestione (con un sistema criminale di controllo e detenzione fatta da costrizioni e abusi) dei flussi migratori, così come ha già fatto l’Unione Europea con la Turchia offrendole 6 miliardi di euro per bloccare la rotta greco-balcanica.
Occorre sempre ricordare e ribadire che i padroni impongono a coloro che vengono da altri paesi che loro dominano imperialisticamente, peggiori condizioni di lavoro e di salario per imporre un abbassamento generale del costo della forza lavoro fomentando guerre tra poveri.
Il conflitto deve essere, perciò, ricondotto contro chi sfrutta non contro chi è parimenti sfruttato.
Esclusione e marginalizzazione del sindacalismo conflittuale.
IL tentativo di indebolire politicamente ed organizzativamente perseguito ai danni del sindacalismo mira all’accentuazione della limitazione degli scioperi e delle lotte di tutti i lavoratori.
Anche di ciò dobbiamo tener conto nella discussione sullo sciopero generale del 27 ottobre indetto da Cub, SGB, SI Cobas, Usi-AIT, Slai Cobas per contrastare e respingere l'attacco portato dal governo e dai padroni contro i lavoratori, i ceti popolari, i disoccupati e i pensionati.
NOI SIAMO PER:
-- Abolire le disuguaglianze salariali, sociali, economiche, di genere e quelle nei confronti degli immigrati.
− Forti aumenti salariali, una riduzione generalizzata dell'orario di lavoro e investimenti pubblici per ambiente e territorio.
− Avere una pensione a 60 anni o con 35 anni di contributi. Abolire la legge Fornero
− Garantire il diritto universale alla salute, all'abitare, alla scuola, alla mobilità pubblica e tutele reali di salario per i disoccupati.
− Difendere il diritto di sciopero con l'abolizione delle leggi che lo vincolano.
− Rigettare l'accordo truffa del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza.
− Contrastare la politica dei paesi imperialisti come l’Italia che per la rapina ed il controllo delle risorse fomentano e partecipano in molti paesi alle azioni militari opprimendo il proletariato e le masse povere di questi aumentano le stesse spese militari.
Questa opzione, oltre che esprimere una precisa volontà di contrastare i massacri di innocenti e la devastazione dei territori come conseguenza delle politiche dei nostri governanti e gli interessi dell’industria bellica, si collega saldamente con i sacrifici che ci sono imposti dall’assorbimento di enormi risorse sottratte alle nostre più urgenti necessità.
E’ altrettanto prioritaria una lotta di contrasto contro la precarizzazione del lavoro grazie alle leggi promulgate dai vari governi, l’ultima quella dello jobs act, che sono strumenti formidabili di ricatto e di distruzione dei diritti fondamentali, a partire dall’uso che ne fanno le istituzioni stesse e le amministrazioni locali di ogni colore.
Non è più tollerabile, come avviene nel pubblico impiego, subire un blocco dei Contratti che dura ormai da sette anni.
Non è più sopportabile che nello stesso settore, vedi nel privato della sanità, ci siano CCNL diversi, l’uno peggiore rispetto all’altro, che dividono i lavoratori all’interno della stessa azienda, al solo scopo d’indebolire per meglio sfruttare i dipendenti.
Il nostro, insomma, è un mondo che vede sempre più aumentare la polarizzazione della società: ad un capo chi si arricchisce sull’aumentato sfruttamento, dall.altra chi perde il salario o addirittura muore di fame. La ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale è diminuita dal 2010 al 2015 di mille miliardi di dollari. La metà più povera ha perso ben il 38% di quanto disponeva .
Le disuguaglianze sono un prodotto del sistema capitalistico e aumentano con le crisi capitalistiche. Lo stiamo vivendo sulla nostra pelle e diventano ogni giorno meno sostenibili e mettono ormai in discussione lo stesso diritto all’alimentazione, alla salute, alla casa ecc.
L'aumento delle disuguaglianze non è, come vorrebbero farci credere i media asserviti, il
semplice risultato di "politiche governative sbagliate", bensì il prodotto della divisione della società in classi, tra sfruttatori e sfruttati.

Le politiche liberiste, e le delocalizzazione verso i paesi a basso costo sono un aspetto di questo attacco: o rinunciare alle conquiste – che i mass media spacciano per “ privilegi ” - o perdere il lavoro. Solo la ripresa della lotta di classe può difendere le condizioni di lavoro e il salario e invertire la tendenza contro questo sistema.
Lo sciopero del 16 giugno indetto da Cub, Sgb, Si Cobas, Usi-ait, Slai Cobas e, a livello locale da organismi di base, per l’intero comparto del trasporto pubblico e privato contro le privatizzazioni, in unità con i lavoratori del settore della logistica, dove il trasporto delle merci utilizza in forma massiccia il supersfruttamento della manodopera immigrata, è stato un grande successo per la importante risposta data.
Un fatto ancor più significativo è rappresentato dall’adesione di tanti altri lavoratori che, aldilà dell’appartenenza sindacale, hanno colto l’occasione dello sciopero per manifestare il proprio malessere e il proprio dissenso verso le politiche economiche e sociali del governo.
La massiccia adesione ha dato fastidio a chi Governa, ai poteri forti e ai sindacati compiacenti, che invece di cogliere il malessere sociale montante organizzando scioperi d’opposizione alle politiche governative, pensano di limitare, insieme ai governi, ulteriormente il diritto di sciopero che è già stato pesantemente messo in discussione nel pubblico impiego e nei servizi pubblici in genere.
L'urgenza della mobilitazione è resa ancora più evidente dallo sviluppo in questi anni di grandi movimenti di lotta in tutto il mondo per il salario per i diritti e per la libertà.
L'oramai quasi decennale ciclo di lotte nei magazzini della logistica, così come la testarda resistenza in questi anni di ampi settori di autoferrotranvieri alla distruzione del trasporto pubblico, sono due esempi a riconferma che esiste una diffusa disponibilità a lottare contro padroni e governo.
Ciò ci ha portato a lanciare ed organizzare nel paese un vero sciopero generale in autunno su precisi obiettivi che segnino una svolta in positivo nel conflitto contro le politiche imposte ai lavoratori e contro un uso crescente di strumenti repressivi.
Uno sciopero che non sia dei soli proponenti ma che coinvolga nuovi soggetti singoli e collettivi che condividano l’analisi e le proposte e disponibili eventualmente ad arricchirle con proprie indicazioni.
Noi lavoriamo per costruire una nuova stagione di lotta e mobilitazione che coinvolga tutti i lavoratori, le lavoratrici, i ceti più poveri della popolazione, quanti sono impegnati nel conflitto sociale, per cambiare questo sistema e per esprimere tutto il nostro dissenso verso le politiche borghesi.

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