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 marcegaglia

Con questo documento offriamo uno spaccato del sistema vigente nello stabilimento Marcegaglia di Ravenna proprietà di una delle famiglie più importanti e famose del capitalismo del nostro paese; sostenuta in questi decenni da tutti gli schieramenti politici più importanti, in particolare quelli di “centro sinistra” e da grande parte del sistema mediatico.

Tre anni fa come SGB organizzammo con parte dei lavoratori in appalto nello stesso stabilimento, una lunga e dura battaglia contro questo sistema. Dall’altra parte della barricata a fare da compagnia ad un padronato senza scrupoli e con addentature criminali, trovammo alcune forze sindacali concertative, le centrali cooperative, buona parte delle istituzioni locali ed il governo cittadino. Un fronte avverso agli interessi dei lavoratori super sfruttati nel quale la lotta aprì diverse falle e contraddizioni, rendendolo più debole.

La battaglia la vincemmo nonostante le molte minacce e ritorsioni nei confronti dei lavoratori ed una violenta intimidazione notturna al nostro rappresentante territoriale. La natura criminale di questo padronato interno al sistema Marcegaglia si è poi svelato anche con una condanna per maxi evasione fiscale. Ovviamente questi signori sono ancora interni allo stabilimento di Ravenna e il sistema, come un virus, ha cambiato forma ma continua ad infettare la vita dei lavoratori. Come nel passato partono i licenziamenti individuali e le minacce di licenziamenti collettivi per chi si organizza con SGB ma a differenza di allora non utilizza la naturale complicità di qualche sindacato “importante”; il sindacato lo acquisisce direttamente, lo trasforma in un suo strumento interno. Oggi come allora, contro questo sistema vogliamo e possiamo vincere, con la solidarietà attiva di tutti coloro che stanno dalla parte degli interessi di classe, la nostra parte!

Nell’inferno della terra di mezzo fra compressione legale ed illegale dei diritti del lavoro, fra repressione sindacale e costituzione di sindacati di comodo.

Con il partecipato sciopero/presidio del 2 luglio è iniziata la lotta dei lavoratori contro lo sfruttamento e la repressione sindacale della cooperativa Sovia, un’azienda in appalto nella movimentazione merci all’interno dello stabilimento Marcegaglia di Ravenna.

Una vicenda che ancora una volta coinvolge una cooperativa e lo stabilimento di Ravenna di Marcegaglia.

La cooperativa Sovia ottiene un appalto all’interno dello stabilimento di Ravenna nel 2018. Lo stesso anno in cui, grazie alle lotte di SGB, vengono garantiti i diritti nei cambi di appalto, vengono smantellate condotte di estremo sfruttamento, al limite del caporalato, all’interno di una cooperativa che impiega più di 200 lavoratori.

Il forte radicamento di SGB fra lavoratori in appalto nello stabilimento mette a rischio una delle funzioni del sistema degli appalti: dividere i lavoratori, creando lavoratori di serie A, di serie B C, e così via, con l’obiettivo preciso di evitare che i diversi gruppi di lavoratori solidarizzino, spingendoli al contrario alla “guerra fra poveri”.

Marcegaglia è consapevole di questo rischio e questo è uno dei motivi dell’ingresso nel 2018 della cooperativa Sovia. I lavoratori impiegati nell’appalto sono tutti a tempo determinato, provengono da paesi

africani, il loro bisogno di lavoro è legato anche alla possibilità di conservare il permesso di soggiorno, sono fortemente ricattabili e difficilmente sindacalizzabili.

Ma perché ancora una volta Marcegaglia sceglie una cooperativa?

Ogni volta che incontriamo i lavoratori di una cooperativa che vince un appalto all’interno della Marcegaglia, ci viene in mente un articolo comparso su Questione Giustizia dal titolo “Cooperative spurie ed appalti: nell’inferno del lavoro illegale”.

L’articolo va letto integralmente[1], ma qui lo sintetizziamo così: “se si cerca una impresa che offra servizi in appalto, anche col 40% di sconto rispetto alle imprese concorrenti, oggi si troverà una cooperativa. Spesso una cooperativa “spuria” che opera in una sorta di terra di mezzo, fra compressione legale ed illegale dei diritti del lavoro”.

Una cooperativa “spuria” che Marcegaglia, nel 2018, ha trovato nella Sovia.

Sovia viene creata ad arte nel 2016. Allora i soci sono solo 16. La cooperativa in quell’anno sottoscrive un accordo di “prossimità”, utilizzando una norma che prevede la possibilità di derogare in peius i CCNL (l’art. 8 della D.L. 138/11, una delle tante norma che ha smantellato il diritto del lavoro, permettendo quella che qui chiamiamo compressione legale delle tutele dei lavoratori). Grazie a quest’accordo, per un triennio (2017-2019) ai lavoratori viene tolta la tredicesima e quattordicesima mensilità, sono peggiorati i trattamenti in caso di malattia, infortunio, per i congedi matrimoniali, di maternità e paternità.

La cooperativa cresce: nel 2018 il fatturato schizza a 5.700.000 €; 800 volte il fatturato del 2016 (l’anno in cui è sottoscritto l’accordo). Nessuno rivede l’accordo di prossimità, che dovrebbe essere riservato ai soli casi di difficoltà delle aziende, e così lo stesso trattamento in peius viene applicato ai tutti i nuovi soci, che nel frattempo sono diventati 225 , compresi quelli che lavorano alla Marcegaglia di Ravenna.

L’accordo ha termine nel 2019, ma avere utilizzato la forma cooperativa offre altre opportunità. I lavoratori “soci” non partecipano alla vita sociale della cooperativa, non partecipano alle elezioni degli organi sociali, non partecipano all'approvazione dei bilanci, ma sotto il ricatto della scadenza del contratto a tempo determinato vengono chiamati a deliberare lo “stato di crisi” della cooperativa e così la “finta” cooperativa può sottrargli il 10% della loro retribuzione. In quella terra di mezzo, Sovia sconfina nel “furto” di salario, nell’illegalità.

Un “furto” che colpisce in maggioranza lavoratori immigrati. Alla Marcegaglia sono originari di paesi africani. A loro sono riservati i livelli più bassi, inferiori anche a quelli previsti dal CCNL applicato. Salari da 1200 Euro: 300-400 Euro inferiori a quelli dei lavoratori delle altre ditte della logistica in appalto nello stesso stabilimento.

Marcegaglia e Sovia non avevano fatti i conti con il radicamento di SGB, e quando i lavoratori si rivolgono a noi, scatta lo sconfinamento nell’illegale repressione delle libertà sindacali.

I primi due iscritti a SGB sono a tempo determinato e in modo diverso vengono espulsi dalla fabbrica (per uno otteniamo il reintegro con una sentenza del Tribunale di Ravenna).

Nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria, malgrado l’espulsione dei primi nostri iscritti, i lavoratori di Sovia chiedono a SGB di organizzarli per lottare contro il loro sfruttamento.

Nei giorni successivi tutti i nostri iscritti vengono rimproverati dai responsabili di Sovia per essersi iscritti a SGB. Altri lavoratori che avevano l’intenzione di aderire a SGB ora hanno paura e non firmano la delega. Comunque gli iscritti a SGB aumentano: le adesioni sono oltre il 50% dei lavoratori a tempo indeterminato.

Le minacce non sono servite e così i responsabili di Sovia distribuiscono le deleghe di iscrizione ad un altro sindacato, evidentemente vicino all'azienda, dicendo che è importante avere un unico sindacato.

Un lavoratore a tempo determinato viene convocato negli uffici della Sovia. Gli viene richiesto di spegnere il cellulare e poi è accusato di essere il responsabile delle iscrizione dei suoi colleghi a SGB. Per questa ragione viene sospeso dal lavoro, ricevendo poi la comunicazione della mancata trasformazione del contratto da determinato a indeterminato.

La stessa sorte capita ad altri lavoratori a tempo determinato, tutti sospettati di essere troppo vicini al gruppo dei nostri iscritti, e per tale ragione espulsi dallo stabilimento e lasciati senza lavoro.

Nel frattempo Sovia si è organizzata per sostituirli: vengono fatte nuove assunzioni, fra queste parenti e amici del responsabile territoriale di quell'organizzazione sindacale per la quale i responsabili dell’azienda raccolgono deleghe e di cui si vorrebbe fare il sindacato di comodo dell’azienda : un vero e proprio sindacato di comodo.

Le minacce continuano anche durante lo sciopero dello scorso 2 luglio: i responsabili di Sovia chiamano i lavoratori e annunciano sanzioni disciplinari per chi non rientra al lavoro.

I lavoratori di Sovia però sono determinati alla lotta, per i loro salari, per porre fine del razzismo padronale, ma anche in difesa della libertà di scegliere il sindacato che li tutela e per l’immediata riassunzione dei lavoratori a termine ingiustamente espulsi dalla fabbrica perché troppo vicini a SGB.

Come abbiamo deciso nell'assemblea che si è svolta al termine del presidio del 2 luglio, la lotta dei lavoratori di Sovia non si ferma. Nei prossimi giorni rinnoveremo la richiesta di incontro, fermi saranno i nostri obiettivi e se non ci saranno risposte dalla Sovia la mobilitazione proseguirà, in tutte le forme possibili.

[1]     https://www.questionegiustizia.it/articolo/cooperative-spurie-ed-appalti-nell-inferno-del-lavoro-illegale_30-04-2019.php

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