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Fermo restando che le tempistiche della ripresa -in alcuni settori- e il prosieguo in altri (dove si è verificata
soltanto una parziale interruzione della produzione) delle attività ferroviarie saranno dettate dalle
responsabilità sanitarie governative e parlamentari che possono avere la visione di insieme per prendere la
decisione anteponendo la salute nazionale a considerazioni di altro tipo, e a caduta quella delle imprese del
trasporto, quello che preme di seguito è riaffermare alcune delle condizioni a nostro parere minime per
l’espletamento del servizio, a tutela dei lavoratori del trasporto su ferro e degli utenti. La preoccupazione
delle scriventi Organizzazioni Sindacali poggia sul fatto che nei servizi che tutt’ora non stanno cessando
l’attività, le indicazioni, le valutazioni dei rischi e gli accorgimenti specifici sono stati nel migliore dei casi
implementati tardivamente quando non disattesi nel concreto svolgimento delle lavorazioni, con esposizioni
evitabili al contagio della pandemia. In alcuni casi non ci si è neppure preoccupati di aggiornare il DVR.
Si evidenziano pertanto, in via del tutto preliminare, in considerazione della prosecuzione del servizio
ferroviario attualmente in essere e della ripresa del traffico nei restanti settori una serie di criticità che
elenchiamo di seguito:
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CONVOGLI (locomotori, vetture pilota e vetture)
Risulta fondamentale predisporre le procedure e i protocolli richiesti ai soggetti che svolgono le igienizzazioni
nelle operazioni di a) pulizia ordinaria, b) sanificazione. Allo scopo si dovrà tener conto della reversione dei
materiali (anche solo fra cabine A e B dei locomotori eventualmente agganciati) e dei turni del personale,
dacché gli agenti si susseguono anche più volte sulle stesse postazioni nel tragitto di uno stesso convoglio.
E’ con ciò necessario procedere a 1) sanificazione degli ambienti e loro areazione, il tutto da attuare con
prodotti che rispettano le validazioni sanitarie e in modo tracciabile (fornire schede a bordo che prevedano
data, orario, luogo, prodotto usato, timbro e firma dell’operatore addetto al processo di sanificazione) con
riscontro esigibile al personale ferroviario che vi inizia lavoro; 2) rivedere e accorciare i “giri materiali” per
garantire adeguate soste presso gli impianti di manutenzione al fine di effettuare una più approfondita
sanificazione degli ambienti; 3) manutenzione in efficienza degli impianti di climatizzazione, sia per avere le
normali condizioni climatiche a bordo sia per evitare prolungati contatti con i viaggiatori o peggio il loro
spostamento lungo il treno in caso di guasto agli impianti di bordo – tutti i finestrini dei treni devono essere
sbloccati apribili; 4) tutto ciò dovrà avere particolare riguardo per i materiali che giungono dall’estero e che al
momento hanno poco tempo di sosta al confine e le procedure devono essere trasmesse in modo
inequivocabile con gli operatori stranieri.
SERVIZIO VIAGGIATORI
5) Escludere dalle prenotazioni/accesso un’intera vettura per il personale ferroviario (in servizio e fuori
servizio) e da utilizzare eventualmente in caso di guasti (tipo clima o malore con sintomatologie compatibili
con quelle pandemiche); 6) in ogni caso la previsione di compartimenti e servizi igienici riservati
esclusivamente al personale; 7) individuare una porta di testa o di coda utilizzabile dal solo capotreno,
ovvero più in generale percorsi distinti fra i camminamenti dei viaggiatori e quelli del personale dei treni; 8)
mantenimento del sistema di prenotazione che tiene conto del distanziamento sui treni DPLH e sistemi di
rarefazione per i treni regionali; 9) monitorare e conseguentemente organizzare l’offerta delle tracce sia
regionale che a media/lunga percorrenza in modo da prevedere più treni negli orari, nei giorni e nelle tratte
con più frequentazione al fine di evitare problemi di affollamento/distanziamento; 10) definire
prioritariamente procedure che non scarichino sul personale dei treni le azioni derivanti dall’eventuale
presenza a bordo treno di viaggiatori sprovvisti di mascherina o non intendano rispettare le indicazioni di
profilassi.
SETTORE MERCI
La società Mercitalia Rail, dall’inizio dell’emergenza “Corona virus”, non ha attuato -di sua iniziativa- riduzioni
per quanto riguarda il processo produttivo. Nonostante l’aumento esponenziale dell’emergenza
epidemiologica sul suolo nazionale, e la conseguente dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS, la -
parziale- contrazione dell’attività connessa al trasporto delle merci su ferro è stata dovuta unicamente alle
limitazioni dovute ai DPCM, che di fatto hanno indotto molte fabbriche alla totale o parziale interruzione
della produzione. Mercitalia Rail, nel contempo, ha insistito nel far circolare treni ordinari e non prettamente
indispensabili all'approvvigionamento della popolazione in evidente controtendenza all’emergenza in corso.
Questo stato di fatto della politica della società Mercitalia Rail si è rivelata nei suoi aspetti maggiormente
preoccupanti. I DPI distribuiti al personale sono giunti in colpevole ritardo, lasciando che i lavoratori
lavorassero senza protezioni in aree (le “zone rosse”) ad alto tasso di contagio e, ad oggi, si distribuiscono
mascherine della tipologia “tessuto non tessuto” non classificate come DPI dall’Istituto Superiore di Sanità.
Le sanificazioni delle locomotive risultano ancora in gran parte prive di tracciabilità a bordo. Non si è
pertanto a conoscenza delle procedure utilizzate, dei prodotti impiegati e della durata del processo di
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sanificazione. Le locomotive vengono inoltre utilizzate da più macchinisti nello stesso giorno senza che
vengano effettuate operazioni di sanificazione nella situazione di “cambio volante” (cambio personale al
medesimo treno).
MANUTENZIONE INFRASTRUTTURA
RFI, come altre società del gruppo, ha affrontato l'emergenza Corona Virus, delegando all'applicazione
minimale dei DPCM, le proprie iniziative di contenimento. La Riduzione del traffico, ad esempio, ha in parte
incentivato la possibilità di sfruttare maggiori spazi manutentivi, aumentando conseguentemente le attività,
utile da un punto di vista produttivo forse, ma in contrapposizione con quella riduzione del rischio che a
nostro avviso doveva essere una priorità. La sanificazione degli ambienti, dei mezzi utilizzati, sono ancora un
incognita, una esecuzione a macchia di leopardo, una continuità non sempre garantita, lasciano alla sorte,
l'efficacia di questo tipo di interventi.
Per tipologia di lavoro, la distanza minima di un metro spesso non è garantibile e i dpi forniti, pur
comprendendo le difficoltà di reperimento, non risultano avere la capacità di mitigare il rischio di contagio.
Dopo un breve rallentamento, già da dopo pasqua, si sono intensificate le attività di cantieristica, che come
noto, tra il personale di RFI e quello delle ditte appaltatrici vede l'impiego di un importante numero di
addetti, esponendo tutti quei lavoratori, in mancanza di un rigido ed esigibile protocollo, al rischio di un
contagio e alla trasmissione dello stesso al rientro delle proprie sedi di provenienza.
È quindi fondamentale che alle indicazioni tese alla mitigazione del rischio, segua un rigido e non
interpretabile supporto normativo che ne imponga la corretta applicazione rendendole esigibili da parte dei
lavoratori, altrimenti esposti ad un maggior rischio.
DPI
In ottemperanza a quanto previsto dal Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto
e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, dal Decreto Legge “Cura Italia”,
dal Decreto Legge 2 marzo 2020, n. 9 e dai DPCM vigenti su tutto ciò che concerne sanificazione degli
ambienti di lavoro e fornitura DPI, si rende quanto mai necessario distribuire al personale i dispositivi di
protezione individuale precisati dalla normativa vigente. Si diffidano pertanto le società in indirizzo dal
dotare il personale con mascherine del tipo “tessuto non tessuto”, in quanto rigettate dall’Istituto Superiore
di Sanità (ISS) a causa della sua classificazione come mascherina filtrante destinata alla collettività, e non
destinata quindi alla finalità DPI. Si richiede pertanto un intervento degli Organi di Vigilanza interessati, al
fine di pronunciarsi sulle mascherine del tipo “tessuto non tessuto”. Si richiede inoltre agli organi competenti
che, in considerazione della particolarità delle lavorazioni nelle attività ferroviarie, vista la pandemia in corso
e tenuto conto del rischio oggettivamente inevitabile di venire a contatto con persone possibilmente infette,
il personale ferroviario venga dotato di mascherine del tipo FFP2/FFP3 con filtro, in modo da garantire la
protezione sia per il personale che per gli utenti. Parimenti si richiede agli Organi di Vigilanza di monitorare la
fornitura dei DPI previsti per legge. Nondimeno il personale dovrà essere costantemente fornito di guanti e
gel igienizzante.
ORGANIZZAZIONE TURNI PERSONALE MOBILE
La stringente necessità di evitare lunghe esposizioni del personale al rischio contagio non può che portare ad
una nuova logica di approntamento dei turni di servizio che: 11) escluda i riposi fuori residenza (come già
sperimentato in gestione all’inizio della crisi sanitaria); 12) si attesti su servizi A/R evitando lunghe soste fuori
sede; 13) garantisca quanto più possibile il pasto presso la propria dimora o, in caso sia inserito in turno, una
adeguata maggiorazione dei tempi in considerazione delle difficoltà di accesso alle strutture di ristorazione; si
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agevoli inoltre la richiesta di rimodulazione del servizio -in caso di impossibilità di usufruire del pasto- che
venga formulata dal personale. 14) tagli il ricorso al lavoro straordinario.
IMPIANTI A TERRA: ESERCIZIO, AL PUBBLICO, OFFICINE
In considerazione dei limiti imposti dai decreti governativi in tema di distanziamento sociale si rende
necessario 15) organizzare gli spazi garantendo il rispetto dei vincoli di distanziamento; 16) riduzione delle
soste di servizio; 17) garantire la presenza costante di personale che oltre a gestire la circolazione e i turni
possa reintegrare all’occorrenza i dispositivi di protezione forniti dall’azienda.
PERSONALE TUTTO
18) adeguamento dei locali di vestizione/svestizione e contenimento attrezzature del personale alle
specifiche emanate in corso emergenza pademia, previa visita dei medici competenti; 19) valutazione delle
possibilità che anche laddove le lavorazioni siano predisposte nel rispetto delle distanze possano accadere
circostanze che le fanno saltare; 20) adeguare i DVR e in particolare i DUVRI con specifiche relative al
distanziamento in relazione alle attività svolte (es. cantieristica); 21) inglobamento nell’orario di lavoro tutte
le eventuali attività supplementari quali i controlli (es. prelievi, termoscan, etc) siano ritenuti necessari ad
inizio e/o fine turno; 22) preveda l’aggiornamento professionale soprattutto negli impianti interessati al
taglio della produzione e, per il seguito, organizzi le scuole professionali in modo da coniugare sicurezza e
salute (sia per la quantità e qualità delle modifiche occorse nel periodo dirarefazione/sospensione del
traffico, sia in relazione alle stesse misure di profilassi inerenti il contenimento sanitario) e dovuto
aggiornamento anche prevedendo una formazione più estesa temporalmente in modo da prevedere un
giusto numero di lavoratori. 23) la ripresa dell’attività deve consentire di essere spalmata su tutto il
personale in modo equo, l’organizzazione del lavoro -ricalibrata e distesa per i punti precedenti- consente la
piena distribuzione delle lavorazioni a tutto il personale in forza alle aziende -comprese le immissioni più
recenti- fino alla ripresa completa con l’allentamento dei vincoli preventivi.
Nella piena disponibilità alla discussione sulle misure menzionate quale contributo nell’emergenza da parte
dei lavoratori, si sottolinea che nessuno degli accorgimenti a tutela della salute potrà essere trascurato o
subordinato ad esigenze di produzione. Si ritiene pertanto di dare da subito chiara indicazione ai lavoratori di
rifiuto delle lavorazioni qualora si ravvisi la mancanza dei requisiti di salute e sicurezza, ricomprendendo in
ciò tanto gli elementi generali, quelli precisati dalla valutazione dei rischi ex D.Lgs 81/08 coniugati con la
specificità ferroviaria, quanto infine quelli ritenuti tali in relazione alle misure di tutela nella pandemia in
atto.