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Conf

Fin dai primi giorni di questa maledetta emergenza covid-19, da quando la scienza ha indicato i rischi che stavamo correndo, con lo slogan CHIUDERE TUTTO - PAGARE TUTTI, ci siamo mossi per la chiusura di tutti i siti lavorativi non indispensabili ed il rafforzamento dei servizi essenziali.

Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere il fermo dei lavoratori in tutti i siti dove la salute è messa a rischio, organizziamo e sosteniamo blocchi delle attività e scioperi dove necessario, sosteniamo l’utilizzo massiccio del lavoro cosiddetto agile.

Continuiamo a lottare con gli strumenti a nostra disposizione affinché la crisi sanitaria che si è presto sfociata anche in crisi economica e sociale, non sia fatta pagare ai lavoratori e ai settori popolari.

Il Governo, in un primo momento quasi totalmente latitante, si è mosso in modo spesso contradditorio e con grande ritardo rispetto a ciò che richiedeva la situazione e senza destinare le risorse necessarie a favore dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati.

Il condizionamento criminale che le associazioni padronali, a partire da Confindustria, hanno esercitato, ha trovato accoglienza nel governo che ha costantemente subordinato la sicurezza sanitaria dei lavoratori e dei loro famigliari agli interessi speculativi del padronato.

Il governo ha poi sostenuto l’incredibile protocollo firmato da Confindustria e cgil, cisl e uil propagandato con la frase “l’Italia non si ferma” che secondo i firmatari avrebbe dovuto “garantire la messa in sicurezza di ogni luogo di lavoro” e che è servito invece a mantenere le mani libere al padronato.

Migliaia di lavoratori hanno dovuto quindi “arrangiarsi” in mille modi per non recarsi al lavoro per evitare di mettere a repentaglio la vita e in molti luoghi hanno dato vita a fermi e scioperi.

Quando governo e sindacati concertativi, seppure molto tardivamente, sembravano ormai essersi convinti della gravità della situazione e concordato un decreto di chiusura delle attività produttive non necessarie che seppur molto lacunoso era un passo nella giusta direzione, Conte ha dato l’annuncio sulla sua pagina facebook (sic!).

Immediatamente è però intervenuta Confindustria chiedendo un passo indietro ed il governo Conte ha obbedito.

Il decreto firmato ieri sera tiene aperto la stragrande maggioranza delle attività produttive, gli uffici e i servizi basta che applichino il protocollo firmato da cgil, cisl, uil e confindustria la scorsa settimana, mentre la chiusura di ciò che rimane partirà solo mercoledì 25 marzo.

Una presa in giro che mette a rischio non solo la sicurezza di chi è costretto a lavorare in queste condizioni, ma che non farà calare la pressione sui servizi sanitari già stressati oltre ogni limite e su tutti gli altri servizi indispensabili e che allungherà inevitabilmente i tempi di distanziamento sociale a cui tutti ci stiamo sottoponendo.

La sudditanza del governo al volere di Confindustria non fa certamente presagire nulla di buono per il futuro, quando per uscire da quella che ogni economista definisce ormai “economia di guerra” si dovranno fare scelte pesanti: o contro gli interessi popolari o contro gli interessi di chi in questi decenni ha accumulato ricchezza sulla pelle dei lavoratori.

Per questi motivi è necessario proseguire nella mobilitazione, anche come elemento di solidarietà con chi oggi è comunque costretto a recarsi al lavoro.

Dobbiamo batterci affinché rimangano aperti esclusivamente i servizi realmente essenziali e che chi vi lavora non rischi la vita a causa della mancanza di dispositivi di protezione efficaci, al mancato rispetto delle distanze ed abbia condizioni di lavoro che in cui l’integrità psico fisica sia salvaguardata.

Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori a partecipare agli scioperi indetti da SGB e dagli altri sindacati che abbiano al centro questi obbiettivi.

Respingiamo la dittatura di Confindustria! Non arrendiamoci! Solidarietà con chi è in prima linea!