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Il Sindacato Generale di Base lancia un appello a tutte le realtà sindacali, sociali, politiche. studentesche per il ritiro dei militari dalle aree di guerra.

Quello che serve, anche nel nostro paese, è una mobilitazione contro la guerra e la sempre più accentuata minaccia nucleare, per restituire ad uso civile quelle basi militari Usa e Nato presenti nel nostro paese indispensabili per la strategia del terrore e per l’uscita dell’Italia da tutti gli scenari di guerra.

Sotto i due governi Conte le spese militari italiane sono aumentate e stanno arrivando al 2 per cento del pil, come richiesto dall'Amministrazione Usa, ed è stata recentemente rinnovata la presenza del nostro esercito in molte zone di guerra.

https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1161188.pdf?_1562179399911#page=3)

Oltre 7000 militari italiani sono dislocati nel mondo a sostegno di missioni militari, è tempo che facciano ritorno a casa visto che liberatori si sono dimostrati ben presto occupanti.

Nei giorni scorsi il governo iracheno ha chiesto al Parlamento di deliberare contro la presenza di truppe straniere sul territorio nazionale. E' questa una risposta all'escalation militare Usa ed alle proteste che hanno provocato decine di vittime nel corso di manifestazioni contro la crisi economica, la miseria e appunto la presenza di truppe straniere occidentali.

Da sempre le guerre hanno rappresentato il terreno fertile dei nazionalismi che, rafforzatisi, hanno poi represso nel sangue le istanze di libertà, democrazia e giustizia dei popoli. Dalla vittoria dei nazionalismi è scaturito l'arretramento delle istanze del movimento operaio e la storia puntualmente si ripeterà.

Sempre in questi giorni Giuseppe Conte ha rilasciato una intervista per dire urbi et orbi di essere favorevole ad una missione europea per impedire la guerra. Ma Conte, e i suoi alleati, dimenticano che proprio l'Ue avrebbe dovuto essere in Libia per incontri nel frattempo revocati dopo la decisione del Parlamento turco di inviare truppe e armi intervenendo direttamente negli scenari locali per accaparrarsi il controllo dei pozzi petroliferi un tempo "controllati" da Italia e Francia.

Il presidente del Consiglio italiano  dichiara  che la presenza di militari italiani è vivamente richiesta dalle autorità locali "nel contrasto del terrorismo e della violenza", ma queste dichiarazioni vengono smentite dal Governo iracheno (https://www.agi.it/estero/iraq_usa_presenza_militare-6832908/news/2020-01-05/). 

Siamo davanti a una pericolosa escalation militare su scala mondiale, come dimostra la risposta iraniana con l'attacco ad una base Usa in territorio iracheno, la minaccia nucleare si fa sempre più concreta e gli organismi internazionali sono ancora una volta impotenti come dimostra la mancata adesione di Israele al trattato di non proliferazione (sottoscritto invece dall'Iran), il che impedisce di conoscere gli arsenali in campo determinando minacce reali per interi popoli e la loro autodeterminazione.

Sempre l'Iraq ha chiesto all'Onu di intervenire contro le operazioni militari Usa (e israeliane) sul suo territorio. L'Ue cerca di imporre la sua presenza in subordine ai dettami Usa e Nato, lo fa parlando di missioni di pace e contro il terrorismo, peccato che agli occhi dei popoli orientali sono proprio le nazioni occidentali ad essere considerate terroriste, libere di uccidere e di effettuare raid aerei violando la sovranità nazionale dei paesi.

Questi i fatti alla luce dei quali rilanciare la parola d'ordine fuori l'Italia dalle zone di guerra, perché l'esercito italiano ha recentemente rinnovato la sua presenza in varie zone calde.