(Reading time: 2 - 3 minutes)

welfare

Nicoletta aveva rifiutato ogni forma alternativa al carcere, non ha mai  giudicato reato la sua azione  condotta alla luce del sole,  ha da sempre avversato l'alta velocità sininimo di devastazione dei territori.

Il nostro paese non ha bisogno della Tav ma di infrastrutture in ogni angolo, di servizi alla cittadinanza da non sacrificare alla logica del profitto

Solo oggi ci rendiamo conto dei risultati di anni di privatizzazioni, i servizi alla persona sono al collasso, la forbice salariale e sociale si va sempre piu' divaricando, internalizzare e statalizzare servizi non è piu' un tabu' ma una necessità.

L'arresto di Nicoletta, alla quale va la nostra incondizionata solidarietà che estendiamo alle centinaia di cittadini e militanti colpiti dalla repressione per essersi opposti nell'arco di un ventennio alla Tav, vuole essere da monito per noi tutti oltre alla risposta di uno Stato che non solo ha lasciato impuniti migliaia di morti sul lavoro ma anche le vittime dei disastri ambientali prodotti dalla sete di profitto e dalla ignavia delle autorità pubbliche.

L'arresto di Nicoletta arriva dopo le multe comminate a operai e solidali protagonisti di un blocco stradale a Prato contro una azienda che da mesi non li pagava, multe rese possibili dai decreti sicurezza che rimangono al loro posto nonostante i proclami estivi del Partito democratico e di quella sinistra che davanti ai soprusi quotidiani si gira letteralmente dall'altra parte. Ma prima delle sanzioni ci sono stati i licenziamenti, gli arresti, le denunce ai danni di lavoratori e attivisti sociali

Una nuova escalation repressiva colpisce da tempo delegati e lavoratori tra licenziamenti, provvedimenti disciplinari, sanzioni e storie di quotidiana intimidazione, le leggi di emergenza degli anni settanta sono rimaste al loro posto, rafforzate perfino da nuovi decreti costruiti ad arte per creare un clima di sorveglianza, paura e repressione.

Quello che accomuna Nicoletta alle lotte operaie è la volontà di non subire soprusi e violenze di sistema, di avere scelto sempre di stare dalla parte giusta della barricata, quella che difende gli interessi delle classi sociali subalterne e non accetta i ricatti tra posti di lavoro e ambiente e abiura tanto le leggi securitarie quanto gli accordi lesivi della democrazia nei luoghi di lavoro.