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Nazionalizziamola ma soprattutto riconvertiamola con investimenti pubblici in nuove tecnologie capaci di garantire produzione, occupazione nel rispetto della nostra salute e dell'ambiente.

Il crollo del ponte Morandi di Genova e ora l'Ilva dimostrano che i settori più importanti dell'economia non possono essere affidati ai privati che privilegiano il profitto e la crescita dei dividendi per gli azionisti

Il nostro paese ha subito una feroce deindustrializzazione delocalizzando produzioni dove il costo del lavoro era ai minimi termini, anni nei quali le industrie pubbliche sono state svendute e parcellizzate. La salvaguardia dei posti di lavoro non si baratta con la devastazione ambientale e minacciando ogni giorno la salute dei cittadini.

Già nel 2017 i commissari chiamati dal Governo ad esaminare il piano industriale per l'Ilva scrissero che quel piano era destinato al fallimento, carente sotto il punto di vista ambientale, senza investimenti tecnologici, con la promessa di investimenti assolutamente inadeguati per la bonifica del territorio, la messa in sicurezza degli impianti e il rilancio della stessa Produzione.

Solo oggi veniamo a conoscenza del parere di questa commissione, allora c'era chi voleva cedere ad ogni costo l'Ilva ad Arcelor Mittal anche promettendo ai vertici della multinazionale lo scudo penale ossia l'impunità.

Il nostro paese spende 100 milioni di euro al giorno in armamenti e missioni militari, 132 miliardi all'anno di evasione fiscale, con questi soldi si potrebbe investire in tecnologie, bonificare l'ambiente e riconvertire l'Ilva, garantire la manutenzione del territorio.

Si tratta solo di scegliere , fino ad oggi i Governi succedutisi hanno operato nell'interesse dei padroni e degli speculatori finanziari, hanno subito il ricatto delle multinazionali che minacciano licenziamenti esigendo ammortizzatori sociali.

Il tempo del ricatto è finito : non si specula sulla pelle dei lavoratori e sulla nostra salute.

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