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Con l’approvazione definitiva da parte del senato della repubblica del decreto sicurezza bis si passa dallo stato di diritto allo stato di polizia. Un decreto che non riguarda affatto solo i  migranti via mare, che sono stati usati disumanamente e strumentalmente dal governo, ma l’intera società ed in particolare chi lotta contro le ingiustizie e per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.

Un decreto che come fanno  notare molti costituzionalisti, va contro ogni principio umanitario stabilito dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e contro i principi della nostra Costituzione, sia per quanto riguarda gli articoli relativi al soccorso in mare, che di fatto viene vietato con la inevitabile conseguenza di un aumento delle morti nel Mar mediterraneo, sia per quanto riguarda gli articoli relativi alle manifestazioni e all’ordine pubblico con i  quali ogni azione di dissenso diviene criminale finanche la resistenza passiva nei confronti delle forze dell’ordine.

Da oggi resistere davanti ad una fabbrica o ad un magazzino, contro i soprusi del padronato o del governo di turno;  difendere il proprio posto di lavoro con un blocco stradale; manifestare il proprio dissenso dalle tante norme ingiuste o più semplicemente manifestare per rivendicare diritti e salario; sarà più difficile. Basterà occupare un ufficio pubblico per rischiare fino a due anni di  reclusione o semplicemente sedersi davanti alla polizia e rifiutare di essere sgomberati per essere considerati dei criminali.

Un decreto che viene da lontano, da una concezione della società che nega l’esistenza delle classi e dei differenti interessi in campo che solo con il conflitto possono essere regolati  a favore dei lavoratori e dei settori popolari in genere.

Le forti limitazioni del conflitto e degli spazi democratici nei luoghi di lavoro sono sotto attacco da anni con le norme antisciopero e con le norme sulla rappresentanza sindacale, in particolare con l’accordo del 10 gennaio 2014 con la quale i sindacati, per potere concertare con le controparti, si impegnano a non scioperare e a colpire i lavoratori che lo fanno, prima, durante e dopo gli accordi da loro stessi sottoscritti e contestualmente vietano ogni forma di rappresentanza a chi non è firmatario. Una sorta di fascismo sindacale che Confindustria e sindacati firmatari chiedono di trasformare in legge e che il governo vorrebbe inserire nel decreto sul salario minimo.

Con il decreto sicurezza si fa un grande salto di qualità colpendo pesantemente i lavoratori che lottano, anche fuori dal loro luogo di lavoro. Ora il sogno proibito della classe dirigente del nostro paese, coccolata e ben voluta da governi di destra e di sinistra,  diventà realtà ed ogni pratica conflittuale viene resa criminale. Siamo di fronte ad un vero e proprio attacco alla classe lavoratrice che deve essere respinto.

Al divieto di lottare rispondiamo lottando!

 

25 ottobre sciopero generale di tutte le categorie di tutta la giornata

indetto dal sindacalismo di base

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