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Crollo del Ponte Morandi a Genova

Le privatizzazioni sono la vera sciagura!

 

La strage che ha colpito la città di Genova è di tutto il paese. SGB esprime il suo cordoglio e tutta la solidarietà alle lavoratici e ai lavoratori, alle famiglie delle vittime e ai feriti.

Alla prima reazione di sgomento per le vittime segue la rabbia che scaturisce dalla consapevolezza che non si tratta di un “incidente” o una nefasta casualità.

E’ unanime l’esigenza di cercare le responsabilità ma mai come in questo caso è violenta ed immediata la campagna di accuse e di strumentalizzazioni contro questo o l’altro avversario politico o il solito infimo spot contro i migranti per cui spenderemmo i soldi che invece andrebbero per la manutenzione.

Autostrade per l'Italia, società per azioni con maggior azionista la famiglia Benetton, che ha in gestione anche il Ponte Morandi e che è interessata probabilmente più dell’andamento in Borsa del titolo che dei morti e feriti, cerca di nascondere le proprie evidenti responsabilità. In questo senso, poco importa se il Ponte Morandi fosse un’opera tecnologicamente inadeguata ai tempi o se fosse bisognosa di maggiore manutenzione; semplicemente non poteva essere mantenuta in questa condizioni.

Ma la responsabilità di fondo per ciò che è successo a Genova come in molte altre occasioni è di chi ha fatto prevalere all’interesse pubblico, quello del profitto privato. E’ di quelle forze politiche, sostenute dai soliti sindacati amici, che hanno privatizzato i settori strategici del nostro Paese, a partire da quello dei trasporti.

L’ingresso nell’Unione Europea (del Trattato di Maastricht del 92) ci chiedeva la massima liberalizzazione da tutti i “lacci e lacciuoli” che impedivano il “libero mercato”, come la proprietà statale di settori industriali e beni come le autostrade. Erano i Governi “tecnici” che realizzarono in quegli anni privatizzazioni di entità seconda solo al Giappone (vedi relazione della Corte dei Conti 2010). A questi seguirono quelli di centro sinistra e di centro destra che proseguirono nell’opera demolitrice degli assetti pubblici dell’economia e dello stato sociale.

Nel 1999, infatti, il governo D’Alema privatizzò la gestione delle autostrade, con un 30% ai privati e il resto quotata in Borsa. Nel 2002, con il governo Berlusconi, la gestione passò definitivamente ad Autostrade per l’Italia spa.

Un affare miliardario che ha visto aumentare le tariffe almeno del 65% contro investimenti irrisori e ricavi per i privati che solo nel 2017 sono stati paria 4 Miliardi.

Così come per i treni, i mezzi del trasporto pubblico locale, come anche per la sanità, la privatizzazione abbinata allo smantellamento dei servizi pubblici di ispezione e controllo, ci riporta indietro ad un grado di inciviltà di una società piegata al profitto che mette in secondo piano gli interessi dei lavoratori ed il benessere dei cittadini.

A fronte di questa situazione, dove fra l’altro, secondo il CNR, sono “decine di migliaia i ponti che hanno superato la durata di vita per la quale sono stati progettati”, che impone come priorità assoluta quella della messa in sicurezza delle infrastrutture e del territorio, Confindustria & Company chiedono di procedere spediti con le opere faraoniche, immensamente dispendiose e devastanti del territorio quanto utili esclusivamente per i loro profitti, come la TAV e la TAP .

Per SGB, questi tentativi non solo vanno respinti ma bisogna bloccare i processi di privatizzazione ed avviare un programma di statalizzazione degli asset strategici e dei servizi pubblici, come unica garanzia propedeutica ad un utilizzo sociale della tecnologia oggi disponibile.

SGB piange le ingiuste morti, indicando però la vera ragione di tutti questi “disastri annunciati”: il sistema economico basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Imprenditori e affaristi, con il loro seguito di politici e sindacati complici, non possono indicare alcuna soluzione a questa situazione.

Siamo noi lavoratori che possiamo avere nelle nostre mani la forza e la capacità di cambiare a favore dell’intera comunità, partendo dai luoghi di lavoro, costruendo il sindacato di classe indipendente e autonomo da partiti e potentati economici.

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