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terzo stato futuro sgb

Non basta un decreto per conquistare la dignità del

lavoro

C’è ancora bisogno del conflitto sindacale

Al di là delle roboanti frasi con cui gli esponenti del governo hanno presentato il cosiddetto “Decreto dignità”, non ci troviamo di fronte né alla “Waterloo del precariato”, né allo smontaggio “pezzo per pezzo” del Jobs act, purtroppo.

Per tutelare i diritti dei lavoratori e colpire la precarietà bisogna non solo eliminare la possibilità di licenziamento illegittimo senza possibilità di reintegro, così come normato dal Jobs act, ma cancellare integralmente la Legge Fornero del 2012 intervenuta sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, per ampliare, contestualmente, il diritto al reintegro per licenziamento senza giusta causa a tutti i lavoratori indistintamente.

Il decreto Di Maio invece fa suo il principi di fondo del Jobs act sulla possibilità di licenziamento con indennizzo e allarga semplicemente le maglie alle cosiddette “tutele crescenti”.

Infatti, in caso di licenziamento illegittimo, si limita a rivedere l’indennità massima, oggi fissata a 24 mensilità, facendola lievitare al massimo a 36 mensilità.... mentre fa salire l'indennità minima da 4 a 6 mensilità.

E’ facile comprendere che le aziende continueranno ad utilizzare tale strumento sia per i licenziamenti di massa che per quelli politici, e che i lavoratori assunti dopo il 2012 dovranno continuare a convivere con la spada di Damocle del licenziamento.

Il decreto del governo non interviene strutturalmente sul precariato, ma limita semplicemente a 12 mesi la durata dei contratti a termine senza che le aziende ne motivino l’utilizzo e ne prevede il rinnovo per altri 12 mesi, previo motivazioni. Per questo le associazioni padronali stanno già dando indicazione ai propri associati di assumere al massimo per 12 mesi per evitare possibili contenziosi

Il fatto poi che siano saltati sia l’eliminazione del lavoro interinale, che potrà anzi essere usato ad libitum dalle aziende, e che nelle dichiarazioni si annunci il ritorno dei voucher in agricoltura e per il lavoro domestico, la dice lunga su quanto siamo ancora lontani dalla fine della precarietà lavorativa iniziata con la Legge Treu e proseguita, senza soluzione di continuità, con tutti i governi succedutesi fino ad oggi.

Non ci meraviglia affatto che le associazioni padronali ed i loro partiti di riferimento, mai sazi dei risultati ottenuti dalla lotta di classe verso il basso che stanno conducendo con grande perizia, si lancino in attacchi apparentemente scomposti ad un decreto che è inconsistente: vogliono che sia approvata in fretta la Flat Tax con relativi sgravi fiscali e la riduzione del costo del lavoro come promesso dallo stesso Di Maio.

Allo stesso modo non ci meravigliano i cambi di posizione di tanti esponenti cgil in quanto le modifiche alla durata dei contratti precari contenuta nel Decreto, sono sostanzialmente copiate dalla “carta dei diritti dei lavoratori” fatta dalla stessa cgil ed in particolare dagli articoli, 50, 51, 52 della carta medesima, e che il parlamentare del PD Cesare Damiano aveva già presentato nella scorsa legislatura.

Insomma un Decreto che cambierà molto poco il mondo del lavoro, reso precario dalle politiche neoliberiste di questi decenni, ma che riapre una discussione che sembrava ormai sopita e alla quale sono chiamati a prendere parte anche i lavoratori con l’unico strumento che hanno nelle loro mani: il conflitto sindacale.

 

 

 

 

 

 

 

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