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Il fallimento dei sindacati concertativi ha portato al fallimento di uno dei poli industriali più importanti in Italia: è finita la favola del privato è bello!

 

Roma: i lavoratori di Piombino accompagnati da un folto gruppo di ex operai e cittadini, presente anche una piccola delegazione di SGB di Roma, hanno manifestato durante l'incontro tra le parti sociali, il governo e un rappresentante del “nuovo” ennesimo possibile acquirente dell'Acciaieria di Piombino oramai da anni in regime fallimentare.

Il sig. Issad Rebrab (l'acquirente) non era presente perché le rassicurazioni dell'intervento istituzionale le aveva già avute in un incontro “separato” il 1 agosto.

La vicenda di Piombino è la storia del movimento operaio e dei lavoratori nel nostro paese.

Dagli anni '90 la politica di smantellamento dell'impresa pubblica iniziata proprio nel settore industriale, ha visto la più grande opera di privatizzazione a livello mondiale portata avanti proprio dai Governi di “tecnici” di centrosinistra (Amato, Ciampi, Dini, Prodi, D'Alema..).

Erano gli anni in cui si privatizzavano le acciaierie, le miniere, la chimica, i porti, il trasporto pubblico, tutte le più grandi aziende pubbliche, si vendevano i “gioielli” dello Stato per far fronte al “debito”.

Erano i tempi del Trattato Maastricht che imponeva la “stabilità” finanziaria, della guerra in Jugoslavia e in Iraq e della nuova linea della concertazione sindacale che firmava contratti di “solidarietà” con l'impresa e la cancellazione dei diritti sindacali nel settore pubblico (nascita Rsu e privatizzazione del rapporto di lavoro) e del diritto di sciopero nei servizi “essenziali” solo in caso di sciopero.

La crisi, a Piombino iniziata già nei primi anni 2000, ha fatto il resto dimostrando che il privato non ce la può fare!

Oggi gli operai di Piombino, come i figli dei minatori del Sulcis Iglesiente, dei ferrovieri, o i disoccupati calabresi o i portuali genovesi, tutti noi stiamo pagando direttamente il conto di quelle scelte.

 

Non si tratta infatti di una possibile “riconversione” o riprogrammazione della politica industriale ma dello smantellato di qualsiasi capacità produttiva che possa in qualche modo dare a tutto il paese l'indipendenza minima per affrontare le contraddizioni più dure dell'economia di guerra che il governo della Trojka (BCE, UE e FMI) stanno imponendo ai popoli anche con la forza.

I nostri giovani non hanno un futuro di lavoro e l'unica “offerta” rasenta lo schiavismo.

Piombino l'hanno messa in ginocchio, privatizzando, mettendo in cassaintegrazione, abbassando i salari, aumentando i ritmi e i pericoli sia sul posto di lavoro che per l'ambiente: distruggendo una capacità produttiva che aveva pochi uguali a livello mondiale.

Chiuse le miniere, finita la materia prima del piombo e dello zinco necessario per fare l'acciaio e le lavorazioni successive dell'alluminio, i nostri treni viaggiano su un binario unico e sistematicamente piangiamo i nostri morti.

Questa è la privatizzazione.

La fabbrica poteva essere già rimessa in piedi e riqualificata con tutti i sacrifici imposti agli operai in questi decenni, con i finanziamenti dello Stato a “famiglie” come i Lucchini, con gli assegni in bianco che ancora pretendono i vari avventurieri che si presentano per “salvare “ il paese.

Oggi i lavoratori si trovano ad aver sulle spalle un Accordo firmato da CGIL,CISL e UIL che prevede il taglio del 30% di stipendio e di tutte le maggiorazioni dalla anzianità di servizio ai turni notturni, dall'altro lato il nuovo “compratore” non mette ancora un euro, nessuna certezza del rientro in fabbrica dei 721 cassaintegrati a novembre e intanto, in questi decenni, non una azione concreta per la bonifica di un territorio sfregiato dall'inquinamento con il suo carico di morte.

 

La cosa più importante che sta succedendo a Piombino è che i lavoratori di oggi hanno al loro fianco chi negli anni '90 ha lottato, con tutte le sue forze e che ancora oggi scende in piazza per rivendicare il vero ruolo agli operai: non una merce da comprare e buttare ma la classe sociale che sa cosa e come produrre per le necessità vere di tutta la società.

Il Coordinamento 1 aprile Camping CIG, presente e attivo, è un esempio della determinazione e della capacità unitaria dei lavoratori.

Ancora una volta gli operai di Piombino ci insegnano che difendendo il proprio posto di lavoro e la propria sicurezza si difende tutti.

SGB sa senza dubbi da che parte stare, ora come allora.

Lo scontro non si placherà con le sirene di politici e sindacalisti che collaborano: il futuro non è ancora scritto.

 

Mille sconfitte abbiamo subito, mille volte hai tremato padrone

morirai di spavento il giorno dell'ultima lotta

 

(M.Massole -minatore)

 

 

 

video Paolo Francini Coordinamento 1 aprile

 

 

 

video 1.9.9.3. Operai Fuori (Piombino 1993)

 

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