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Lettera aperta al sindacalismo di base e conflittuale, ai singoli militanti ed eletti rsu delle autonomie locali

 

Questo scritto é il frutto di anni di esperienze vissute dentro alle formazioni del sindacalismo di base e conflittuali, anche con ruoli di rilievo, e si pone oggi l'obiettivo di offrire un contributo per dare forza alle rivendicazioni  della classe lavoratrice del nostro paese.   Rivendicazioni non solo salariali, ma legate invece a un vero e proprio riscatto culturale rispetto al pensiero dominante.

Negli anni passati il sindacalismo di base in particolare ha vissuto momenti di grande effervescenza e ha potuto guadagnare l'attenzione dei lavoratori in ambiti importanti, non solo della pubblica amministrazione ma in ambiti strategici del mondo del lavoro ed ha dato il meglio di sé quando è riuscito a praticare l’unità nelle lotte di tutto il sindacalismo conflittuale.

Tutto questo fermento é stato peró messo a dura prova dalle manovre liberiste giustificate dalla crisi economica in atto dal 2007 (e anche prima di allora).

Gli anglismi introdotti nel dizionario politico (jobs act, spending review, etc.), non sono altro che il tentativo di vendere come moderno la ricetta liberista fatta di tagli alla qualità della vita delle classi popolari e della contrazione sempre più forte degli spazi di democrazia, lasciando spazio solo a quelle organizzazioni sindacali allineate al mainstream: per amore o per forza!

Per questo riteniamo criticabili le scelte prodotte da talune organizzazioni sindacali di base che hanno deciso di sottoscrivere accordi capestro per l'intera platea dei lavoratori.  Ci riferiamo evidentemente all'accordo sulla rappresentanza sindacale del 10 Gennaio 2014, ma anche a quello sulla revisione dei comparti nella Pubblica Amministrazione del 5 Aprile scorso.

Altrettanto criticabili sono le "cessioni di sovranità" alla politica (sia essa salottiera o praticata attivamente) da parte del movimento sindacale.   Un'abdicazione che, in una fase in cui i rapporti di forza fra le classi sono estremamente sfavorevoli, rischia di essere percepita dai lavoratori come una sostanziale inutilità della funzione e dell'azione sindacale.

 

Tanto piú se questa azione sindacale perde i crismi della conflittualità, che significa concreta contrapposizione tra classi sociali: classe lavoratrice contro classe dirigente, in quanto portatori di interessi contrapposti.

Questo ha comportato anche divisioni o uscite importanti dalle organizzazioni di riferimento, ma non ha fatto cessare in ognuno di noi il desiderio di lottare per una società più equa e più giusta;

al fine di ricomporre le diverse esperienze e le militanze conflittuali in base a cui vogliamo continuare ad ispirare la nostra azione, abbiamo inteso aderire a SGB condividendo con essa il tentativo di non disperdere il frutto del nostro impegno al servizio della classe lavoratrice.

Per questo reputiamo fondamentale tentare di unire le forze indipendentemente dalle appartenenze organizzative o meno in cui ci troviamo.

Allo stesso tempo, anche gli accadimenti della politica - nazionale ed estera - ci mandano segnali affinché si recuperi una radicalità nuova nelle pratiche e nelle rivendicazioni, riscoprendo i valori di riferimento del mondo del lavoro e sostenendoli con forza: sia che si tratti dell'esercizio del diritto di sciopero o di assemblea, o che si tratti di ridurre l'orario di lavoro a parità di salario o di abbassare decisamente le retribuzioni di una aristocrazia dirigenziale, cosí come di restituire dignità ai pubblici impiegati che vengono additati come fannulloni. Ma principalmente é necessario restituire una orizzontalità ai processi decisionali, aprendo all'ascolto gli interlocutori istituzionali, politici, mediatici, finanziari, industriali, sulla base delle istanze prodotte dal basso. Il tema del lavoro é il primo. Il piú delicato anche per l'interesse generale che riveste sia nelle nostre vite, che in qualunque tipo di sondaggio.

Si tratta evidentemente di un processo che richiede tempo, ma che va iniziato senza indugio alcuno.

Costruendo un percorso comune di condivisione tra quelle organizzazioni e quelle RSU (espressione di democrazia diretta) che si riconoscono in questi valori.

Lasciando ovviamente a ciascuna organizzazione e a ciascun eletto/a RSU la propria autonomia , bisogna cogliere gli elementi che uniscono rispetto a quelli che dividono e portando quanto piú avanti possibile la bandiera della classe lavoratrice.

Naturalmente non possiamo che partire da noi stessi, dalla nostra condizione di lavoratori e lavoratrici del comparto delle autonomie locali, indipendentemente dalle appartenenze

Pensiamo che, nei territori, si intreccino le ragioni del nostro lavoro di pubblici dipendenti con le istanze della società in ordine a diritti fondamentali della persona (lavoro, istruzione, salute, mobilità, etc.) e che le contraddizioni siano diventate piú pesanti a causa del completo scaricarsi del debito da parte del Governo nazionale e dalla cd. Trojka.

Sappiamo bene che tentativi in tal senso sono stati fatti in passato producendo forti divisioni, ma oggi le condizioni materiali ci obbligano a tentare nuovamente questo percorso facendo tesoro delle esperienze trascorse e approcciando con rinnovata generosità all'unità del mondo del lavoro, come del resto già avviato con il tentativo analogo denominato Pubblico Impiego in movimento ed esteso a tutto il settoredel lavoro pubblico.

Crediamo che la fase politica che stiamo attraversando imponga a tutti il rifiuto di ogni posizione autoreferenziale e la necessità di avviare un percorso che unisca in un rapporto dialettico le diverse esperienze ed anime che si collocano nell’ambito del sindacalismo conflittuale e di base.

Creiamo assieme gli strumenti di difesa attraverso comuni pratiche di comunicazione, di formazione, di rappresentanza sostanziale e formale (elezioni RSU e RLS).

Per questo proponiamo a tutte le varie  esperienze sindacali di base e conflittuali e ai singoli militanti,  presenti negli enti locali, un incontro nazionale da tenersi nel mese di settembre per verificare la possibilità di questa “utopia unitaria”  contro la devastazione e alla lacerazione che si é prodotta nel mondo del lavoro.

 

PRIMI FIRMATARI

Betti  Roberto- Roma Capitale

Cinzia  Conti - Roma Capitale

Stefano  Del Medico - Città Metropolitana di Roma Capitale (ex provincia di Roma)

Loredana  Massaro - Consorzio Interbibliotecario dei Castelli Romani

Piero  Pera - Regione Lazio

Antonio Piro  - Provincia  Pisa

Vilma Fabbiani – Comune Bologna

Antonio Vitiello – Comune Bologna

Enzo Cesare – Comune Bologna

Alessandro Ceccarelli – Comune di Viareggio

Massimo Betti – Ente per il diritto allo studio Emilia Romagna

Danilo Zucchet -  Comune di Milano

Massimo Chiodaroli - Comune di Milano

Arnaldo Monga – Comune di Milano

Fiorenza Rossi – Regione Emilia Romagna

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