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Senza titolo 1

Con la sottoscrizione del nuovo CCNL delle Cooperative Sociali diventa definitiva la trattenuta, in qualità di contributo di servizio contrattuale pari allo 0.1% della retribuzione lorda annua, per i lavoratori non iscritti ai sindacati firmatari.

In pratica viene chiesto “il pizzo” per il rinnovo contrattuale anche a chi ha fatto la libera scelta di non farsi rappresentare dai sindacati complici che hanno firmato un contratto che non possiamo che definire “spazzatura” (si vada sotto).

In ogni caso è possibile rifiutare di pagare il “pizzo” mediante la compilazione di un apposito modulo (che le cooperative dovranno rendere disponibile) in cui richiedere esplicitamente di non provvedere alla trattenuta per il contributo di servizio contrattuale.

Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori, che non vogliono vedersi trattenuta in busta paga l’indecente servizio reso dai sindacati firmatari, a compilare e a presentare alla propria cooperativa il modulo di rifiuto per il contributo.

SGB, nelle sue sedi, è disponibile per tutte le lavoratrici e lavoratori che volessero maggiori informazioni, sostegno e supporto per la compilazione e presentazione della richiesta di rifiuto del “pizzo”.

Scrivete a segreteria@sindacatosgb.it

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Contratto Nazionale con pochi soldi e ancor meno diritti: resoconto

300 mila lavoratori e lavoratrici, fatturato superiore a 12 miliardi di euro (dati 2016) , 1% del Pil Italiano è questa la fotografia delle cooperative sociali per le quali cgil cisl uil hanno sottoscritto il nuovo contratto nazionale.

Il contratto delle cooperative sociali arriva con 8 anni di ritardo, un ritardo ingiustificato e ingiustificabile perchè nel frattempo le lavoratrici e i lavoratori hanno perso migliaia di euro di potere di acquisto. Difficile quantificare la perdita ma anche pensando a 30 euro di aumenti perduti al mese, fatti due conti è possibile pensare ad alcune migliaia di euro.

Invece di sottoscrivere un 'intesa con effettivo recupero del potere di acquisto perduto, Cgil Cisl Uil se la cavano con 300 euro una tantum suddivisi in due trances, la seconda a Luglio 2019, cifra per altro ridotta per la forza lavoro in part time sarà proporzionalmente al numero delle ore contrattuali

Parliamo di migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati nelle comunità, nelle residenze di vario genere, nei centro diurni, in numerosi appalti pubblici dove si applica il ccnl cooperative sociali a prescindere dalla tipologia di lavoro fino ai servizi educativi e di integrazione scolastica e sociale, una pluralità di mansioni e ruoli.

Il ccnl cooperative sociali prevede retribuzioni tra le piu' basse in assoluto, la contrattazione di secondo livello è spesso inesistente e il contratto territoriale, a livello regionale, viene dettato di solito dalle associazioni di categoria piu' potenti.

il contratto prevede pochi soldi ma innalza la quota dei fondi destinati alla previdenza integrativa (o complementare), il piano territoriale rappresenta sovente piu' che una conquista una fregatura con deroghe peggiorative al contratto nazionale. Poi esiste il Premio territoriale di risultato che è collegato ai risultati ottenuti dalle imprese, insomma soldi variabili e dipendenti dai profitti aziendali a prescindere dai carichi di lavoro, dall'impegno profuso dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Anzi il contratto nazionale va ben oltre dando la possibilità alle cooperative di sospendere il pagamento dei premi in caso di difficoltà .

Di conseguenza basterà la perdita di un appalto per non erogare le spettanze pattuite alla forza lavoro. Il Premio diventa cosi' variabile dipendente dai profitti aziendali.
Ma questo contratto oltre a portare pochi soldi mira direttamente a contrarre i diritti acquisiti e lo stesso potere di contrattazione con il sindacato firmatario che si impegna a sottoscrivere un patto con le aziende, valido erga omnes, per regolamentare ulteriormente lo sciopero (entro sei mesi)

Anche sui contratti a tempo determinato pochi e irrisori limiti, anzi pare che superare i 50 anni di età determini maggiore facilità di essere assunti con contratto precario, troppo elevato poi il limite del 30% degli interinali rispetto al numero totale dei lavoratori occupati con contratto a tempo indeterminato, per non parlare poi della prestazione individuale minima di 12 ore settimanli\52 mensili.

Una autentica beffa quella delle 12 ore che tradotte in salario equivalgono a meno di 500 euro al mese.

I cambi di gestione poi non prevedono clausole stringenti a tutela della forza lavoro, al resto penserà la cosiddetta autonomia della impresa che consente di aggirare l'obbligo di assumere le lavoratrici nei cambi di appalto, non a caso si dà per scontato che l'azienda possa modificare l'organizzazione del lavoro e cosi' essere libera di ridurre le ore e gli organici, basta che informi il sindacato firmatario del contratto.

Avete capito bene? Basta informarli, per i sindacati complici andrà tutto bene

Sono questi i primi contenuti di un contratto nazionale decisamente a perdere, che mantiene le 38 ore di lavoro settimanali (ma i sindacati complici non volevano ridurlo?) e riduce a 8 ore il riposo consecutivo del turnista, una condizione peggiorativa rispetto alle normative di un tempo.

Un contratto bidone, arrivato dopo 8 anni con pochi soldi e soprattutto con un potere eccessivo concesso alle associazioni datoriali.

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foto comunicato RiaceQuesta mattina è stato arrestato il sindaco di Riace Mimmo Lucano, a causa della sua attività coerentemente umanitaria a favore dei profughi e rifugiati politici ed al servizio di una società più giusta.

In questo clima repressivo,continuamente alimentato dalle politiche di questo governo e dalla sguaiata incontinenza comunicativa, via social, dei vari ministri e sottosegretari; la solidarietà diventa un reato e chi la pratica, un criminale.                                                                                           

Ne fa testo il decreto "sicurezza e immigrazione" con il quale hanno previsto la galera per chi (ad esempio) fa un "blocco stradale" od occupa un ufficio pubblico. E se è pure straniero (extracomunitario), non importa se sia un onesto lavoratore che, come spesso accade nel settore della logistica, lotti contro cooperative in mano alla criminalità autoctona; viene rispedito al paese di provenienza.

Come se questo non bastasse il decreto prevede di fatto la militarizzazione del corpo di polizia municipale al quale viene assegnato, in aggiunta alle altre forze di polizia, il mantenimento dell'ordine pubblico e stessa sorte tocca agli operatori dei servizi sociali in caso di sgomberi con la presenza di minori.
Insomma questo governo più che "abolire la povertà" sembra volerla nascondere colpendo le lotte sociali ed operaie.

Pensiamo che non ci sia modo migliore di solidarizzare con Mimmo Lucano che quello di partecipare giornata di mobilitazione nazionale organizzata dall'Unione Inquilini e dagli attivisti per il diritto all'abitare, il prossimo 10 ottobre , con cortei (a Roma il 13) e presidi sotto le Prefetture e i Tribunali di tutto il Paese.
Il 26 ottobre, tutti in sciopero.

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Crollo del Ponte Morandi a Genova

Le privatizzazioni sono la vera sciagura!

 

La strage che ha colpito la città di Genova è di tutto il paese. SGB esprime il suo cordoglio e tutta la solidarietà alle lavoratici e ai lavoratori, alle famiglie delle vittime e ai feriti.

Alla prima reazione di sgomento per le vittime segue la rabbia che scaturisce dalla consapevolezza che non si tratta di un “incidente” o una nefasta casualità.

E’ unanime l’esigenza di cercare le responsabilità ma mai come in questo caso è violenta ed immediata la campagna di accuse e di strumentalizzazioni contro questo o l’altro avversario politico o il solito infimo spot contro i migranti per cui spenderemmo i soldi che invece andrebbero per la manutenzione.

Autostrade per l'Italia, società per azioni con maggior azionista la famiglia Benetton, che ha in gestione anche il Ponte Morandi e che è interessata probabilmente più dell’andamento in Borsa del titolo che dei morti e feriti, cerca di nascondere le proprie evidenti responsabilità. In questo senso, poco importa se il Ponte Morandi fosse un’opera tecnologicamente inadeguata ai tempi o se fosse bisognosa di maggiore manutenzione; semplicemente non poteva essere mantenuta in questa condizioni.

Ma la responsabilità di fondo per ciò che è successo a Genova come in molte altre occasioni è di chi ha fatto prevalere all’interesse pubblico, quello del profitto privato. E’ di quelle forze politiche, sostenute dai soliti sindacati amici, che hanno privatizzato i settori strategici del nostro Paese, a partire da quello dei trasporti.

L’ingresso nell’Unione Europea (del Trattato di Maastricht del 92) ci chiedeva la massima liberalizzazione da tutti i “lacci e lacciuoli” che impedivano il “libero mercato”, come la proprietà statale di settori industriali e beni come le autostrade. Erano i Governi “tecnici” che realizzarono in quegli anni privatizzazioni di entità seconda solo al Giappone (vedi relazione della Corte dei Conti 2010). A questi seguirono quelli di centro sinistra e di centro destra che proseguirono nell’opera demolitrice degli assetti pubblici dell’economia e dello stato sociale.

Nel 1999, infatti, il governo D’Alema privatizzò la gestione delle autostrade, con un 30% ai privati e il resto quotata in Borsa. Nel 2002, con il governo Berlusconi, la gestione passò definitivamente ad Autostrade per l’Italia spa.

Un affare miliardario che ha visto aumentare le tariffe almeno del 65% contro investimenti irrisori e ricavi per i privati che solo nel 2017 sono stati paria 4 Miliardi.

Così come per i treni, i mezzi del trasporto pubblico locale, come anche per la sanità, la privatizzazione abbinata allo smantellamento dei servizi pubblici di ispezione e controllo, ci riporta indietro ad un grado di inciviltà di una società piegata al profitto che mette in secondo piano gli interessi dei lavoratori ed il benessere dei cittadini.

A fronte di questa situazione, dove fra l’altro, secondo il CNR, sono “decine di migliaia i ponti che hanno superato la durata di vita per la quale sono stati progettati”, che impone come priorità assoluta quella della messa in sicurezza delle infrastrutture e del territorio, Confindustria & Company chiedono di procedere spediti con le opere faraoniche, immensamente dispendiose e devastanti del territorio quanto utili esclusivamente per i loro profitti, come la TAV e la TAP .

Per SGB, questi tentativi non solo vanno respinti ma bisogna bloccare i processi di privatizzazione ed avviare un programma di statalizzazione degli asset strategici e dei servizi pubblici, come unica garanzia propedeutica ad un utilizzo sociale della tecnologia oggi disponibile.

SGB piange le ingiuste morti, indicando però la vera ragione di tutti questi “disastri annunciati”: il sistema economico basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Imprenditori e affaristi, con il loro seguito di politici e sindacati complici, non possono indicare alcuna soluzione a questa situazione.

Siamo noi lavoratori che possiamo avere nelle nostre mani la forza e la capacità di cambiare a favore dell’intera comunità, partendo dai luoghi di lavoro, costruendo il sindacato di classe indipendente e autonomo da partiti e potentati economici.

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terzo stato futuro sgb

Non basta un decreto per conquistare la dignità del

lavoro

C’è ancora bisogno del conflitto sindacale

Al di là delle roboanti frasi con cui gli esponenti del governo hanno presentato il cosiddetto “Decreto dignità”, non ci troviamo di fronte né alla “Waterloo del precariato”, né allo smontaggio “pezzo per pezzo” del Jobs act, purtroppo.

Per tutelare i diritti dei lavoratori e colpire la precarietà bisogna non solo eliminare la possibilità di licenziamento illegittimo senza possibilità di reintegro, così come normato dal Jobs act, ma cancellare integralmente la Legge Fornero del 2012 intervenuta sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, per ampliare, contestualmente, il diritto al reintegro per licenziamento senza giusta causa a tutti i lavoratori indistintamente.

Il decreto Di Maio invece fa suo il principi di fondo del Jobs act sulla possibilità di licenziamento con indennizzo e allarga semplicemente le maglie alle cosiddette “tutele crescenti”.

Infatti, in caso di licenziamento illegittimo, si limita a rivedere l’indennità massima, oggi fissata a 24 mensilità, facendola lievitare al massimo a 36 mensilità.... mentre fa salire l'indennità minima da 4 a 6 mensilità.

E’ facile comprendere che le aziende continueranno ad utilizzare tale strumento sia per i licenziamenti di massa che per quelli politici, e che i lavoratori assunti dopo il 2012 dovranno continuare a convivere con la spada di Damocle del licenziamento.

Il decreto del governo non interviene strutturalmente sul precariato, ma limita semplicemente a 12 mesi la durata dei contratti a termine senza che le aziende ne motivino l’utilizzo e ne prevede il rinnovo per altri 12 mesi, previo motivazioni. Per questo le associazioni padronali stanno già dando indicazione ai propri associati di assumere al massimo per 12 mesi per evitare possibili contenziosi

Il fatto poi che siano saltati sia l’eliminazione del lavoro interinale, che potrà anzi essere usato ad libitum dalle aziende, e che nelle dichiarazioni si annunci il ritorno dei voucher in agricoltura e per il lavoro domestico, la dice lunga su quanto siamo ancora lontani dalla fine della precarietà lavorativa iniziata con la Legge Treu e proseguita, senza soluzione di continuità, con tutti i governi succedutesi fino ad oggi.

Non ci meraviglia affatto che le associazioni padronali ed i loro partiti di riferimento, mai sazi dei risultati ottenuti dalla lotta di classe verso il basso che stanno conducendo con grande perizia, si lancino in attacchi apparentemente scomposti ad un decreto che è inconsistente: vogliono che sia approvata in fretta la Flat Tax con relativi sgravi fiscali e la riduzione del costo del lavoro come promesso dallo stesso Di Maio.

Allo stesso modo non ci meravigliano i cambi di posizione di tanti esponenti cgil in quanto le modifiche alla durata dei contratti precari contenuta nel Decreto, sono sostanzialmente copiate dalla “carta dei diritti dei lavoratori” fatta dalla stessa cgil ed in particolare dagli articoli, 50, 51, 52 della carta medesima, e che il parlamentare del PD Cesare Damiano aveva già presentato nella scorsa legislatura.

Insomma un Decreto che cambierà molto poco il mondo del lavoro, reso precario dalle politiche neoliberiste di questi decenni, ma che riapre una discussione che sembrava ormai sopita e alla quale sono chiamati a prendere parte anche i lavoratori con l’unico strumento che hanno nelle loro mani: il conflitto sindacale.

 

 

 

 

 

 

 

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   Manifestiamo al Fianco del Popolo Palestinese:

15 maggio ore 18 Roma Montecitorio

2 giugno a Camp Derby

in allegato comunicato Pame e WFTU

Roma-Gaza poco più di 2,000 km in linea d’aria, 3 ore di viaggio in aereo.

Sale a 59 il numero di palestinesi, uccisi dall’Esercito Israeliano, mentre manifestavano contro lo spostamento della Ambasciata USA a Gerusalemme. Il sangue versato è il sangue di un popolo a mani nude a cui sono rimasti solo i figli.

Una terra e una storia millenaria, devastata dall’incapacità di riconoscere il valore di un popolo che, pur subendo occupazioni da parte delle maggiori potenze straniere, mantiene la sua identità e determinazione a sopravvivere nella terra che fu dei propri padri.
I palestinesi non sono un gruppo o uno sbaglio, sono un popolo di (forse) 6 milioni di abitanti e oltre 3,5 emigrati. Hanno un difetto: vivere in un’area da sempre nelle mire imperialistiche di questo o quel blocco occidentale. La stessa politica nei confronti di tutte le popolazioni del Medio Oriente. Siria, Kurdistan, Libano, Libia, Yemen,.... sono costantemente sotto l’attacco militare ed economico per le loro risorse e, per questo, lo scopo è sempre quello di impedire la stabilizzazione di una qualsiasi forma statale che non sia assoggettata agli interessi dei grandi monopoli americani ed europei.
Stragi e distruzioni sono una costante nella loro storia. Lo Stato di Israele (dal suo riconoscimento del 1947) braccio armato del blocco americano nella zona, in modo sistematico sta operando un genocidio: quando non si manifesta con uccisioni, fa arresti, senza esclusioni di età ne di sesso, senza il rispetto dei minimi diritti umani; sfrutta le risorse naturali e i lavoratori tenuti nelle gabbie dei campi e dei territori, costretti, come i propri figli quando provano ad andare a scuola, a passare muri e checkpiont armati fino ai denti. Terra, acqua e aria: Israele controlla tutto della vita dei palestinesi. Un vero e proprio assedio.
Il popolo palestinese diviso nei vari Territori, come nelle riserve, è tenuto nella povertà estrema e senza speranza di veder riconosciuto il proprio diritto all’esistenza. Sono montagne le Dichiarazioni ONU di condanna dell’azione di Israele.
L’ultima decisione degli USA di spostare la propria Ambasciata a Gerusalemme riconoscendola come Capitale dello Stato Israeliano è un atto di guerra vero e proprio nei confronti della popolazione araba e non solo; tutto in violazione del diritto internazionale.
A Gerusalemme, patrimonio dell’Unesco, convivevano le più diffuse religioni del mondo, l’occupazione della parte orientale da parte israeliana e la sua proclamazione a Capitale fu condannata già nel 1980 dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Alle manifestazioni dei palestinesi di questi ultimi mesi si sono uniti presidi e proteste in tutto il mondo.
Non è una “questione religiosa”, non è questione di cui nessun popolo può sentirsi lontano.
Il Governo Italiano in questi ultimi anni è diventato il primo esportatore di armi europeo in Israele.
Il 59% delle armi vendute in Medio Oriente sono italiane!
Non bastano le dichiarazioni di equidistanza, la mancata partecipazione alla apertura della Ambasciata USA.
L’Italia deve ritirare tutte le esportazioni di armi al Governo Israeliano, deve ridurre la spesa militare e uscire dall’accordo criminale del Patto Nato!
Oggi a Roma presidio dalle ore 18 a Montecitorio, promosso dalla Unione Democratica Arabo Palestinese.
Il 2 Giugno a Camp Derby base Nato manifestazione contro le spese militari, la chiusura della base e la smilitarizzazione del porto di Livorno.
WFTU   http://www.wftucentral.org/palestine-wftu-denounces-the-new-murder-of-tens-of-palestinians-in-gaza-today/
PAME Manifestazioni    https://plus.google.com/photos/111424066969409429174/album/6555692560738480753?authkey=CMmqydzB_pyBcg
Palestina: Solidarietà ai prigionieri palestinesi e a tutto il popolo in lotta