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Alle compagne del movimento NonUnaDiMeno

“Dal nostro punto di vista, non è sufficiente opporsi a Trump[..]; bisogna anche rispondere agli attacchi del neoliberismo progressista allo stato sociale e ai diritti del lavoro.”

e ancora l’attacco alle donne (e a tutti i lavoratori) è di gran lunga precedente alla sua amministrazione. Le condizioni di vita delle donne, specialmente quelle delle donne di colore e lavoratrici, disoccupate e migranti, sono state costantemente deteriorate negli ultimi 30 anni, a causa della finanziarizzazione e della globalizzazione capitalista”

Sicuramente riconoscete questi stralci presi dal vostro sito dall’appello “Oltre il “farsi avanti”: Per un femminismo del 99% e uno sciopero internazionale e militante l’8 Marzo”, a firma tra le più note compagne femministe di diversi paesi, intellettuali e non.

La stessa riflessione l’abbiamo ritrovata in tanti degli interventi nelle assemblee e nella volontà di tutto il movimento di includere le diverse provenienze e condizioni, cogliendo però nella condizione materiale sui posti di lavoro, precari o meno, delle donne l’elemento alla base di ogni possibile emancipazione reale. Per noi l'emancipazione delle donne cammina nella lotta sindacale e scardina la cultura, l’educazione dominante della sopraffazione e dello sfruttamento.

SGB è un sindacato giovane ma con una radicata esperienza, abbiamo scelto di stare nel conflitto di classe per spostare i rapporti di forza oggi brutalmente a favore del padronato e dei suoi lacchè.

Non accettiamo ricatti, non rinunciamo alla lotta, possiamo perdere ma non ci facciamo legare le mani da nessuno. Per questo, nel settore privato, non abbiamo firmato l’Accordo del 10 gennaio 2014 sulla rappresentatività sindacale firmato con la Confindustria da CGIL, CISL, UIL , Cobas e USB e altri, per questo denunciamo la firma sull’Accordo per la riorganizzazione del Pubblico Impiego. Firme che servono a garantire gli apparati sindacali in cambio dei diritti di organizzazione, espressione e soprattutto di sciopero dei lavoratori tutti, donne in primis.

Ne paghiamo il prezzo in termini di agibilità e non solo ma noi siamo un sindacato militante. Si può far retrocedere la repressione si possono invertire i rapporti di forza, stiamo già verificando che non solo si deve ma si può fare. Autonomia ed indipendenza sono le nostre coordinate. Sappiamo di non essere sufficienti, sappiamo che l’unità è un fattore determinante che va conquistata nella pratica quotidiana, misurata dalle scelte delle organizzazioni come dei singoli.

Ci siamo avvicinati a voi riconoscendo la diversità del vostro percorso femminista dalla nostra scelta di voler costruire il sindacato di classe ma abbiamo colto tanti e importanti punti di completa condivisione: la rivendicazione del welfare universale, la dignità e parità sui posti di lavoro, sulla scuola e l’educazione. Ciò che ci ha fatto fare un passo in avanti è proprio il vostro spirito di indipendenza e autonomia.

Abbiamo, dunque, deciso di proclamare lo sciopero generale per l’8 marzo.

Non abbiamo avuto un momento di incertezza nel decidere di NON unirci a quello del 17 marzo nella Scuola seppure nel settore abbiamo buona parte dei nostri iscritti. Riteniamo un grave errore da parte di quelle dirigenze sindacali recintare le rivendicazioni della Scuola al solo ambito di settore, tradendo l’aspirazione delle lavoratrici e dei lavoratori, di portare la riconquista della scuola statale pubblica in un terreno di confronto con tutta la società, sembra proprio che le sconfitte subite contro le peggiori riforme della scuola non abbiano insegnato nulla.

In assenza di ogni altro tipo di agibilità sindacali, permessi, assemblee ma anche dei fondi pensione, enti bilaterali, di formazione e in ultimo del welfare aziendale con cui i padroni e i governi pagano la complicità dei sindacati, per noi: lo sciopero è lo strumento di lotta principale. Costa il sacrificio dei lavoratori e la credibilità delle lotte che si fanno. Noi non concepiamo lo sciopero come un giocattolo da prestare, o finalizzato alla nostra visibilità.

Scioperare oggi in Italia può significare perdere il posto di lavoro, aprire contenziosi molto dispendiosi anche nel settore pubblico. SGB fa sciopero sul serio anche perché è la prima misura che la controparte prende per sapere con chi deve contrattare, o con i lavoratori se lo sciopero riesce o altrimenti con i sui “collaboratori”.

In questi giorni, nelle assemblee territoriali vi abbiamo posto la necessità per un sindacato come il nostro di avere la propria riconoscibilità all’interno della giornata dell’8 marzo.

In modi diversi ma avete espresso la volontà di non dare spazio a bandiere nei momenti generali di mobilitazione, comprendiamo l’origine di questa scelta e sappiamo che non è semplice gestire la complessità delle forze che interagiscono e partecipano a questo movimento.

Questa questione dovrà essere oggetto di ulteriori confronti più approfonditi, anche dopo l’8 marzo, perché sui posti di lavoro le donne tutti i giorni si scontrano troppo spesso senza strumenti adeguati o addirittura sono costrette a subire proprio per la mancanza di un sindacato degno di questo nome.

Per questo 8 marzo, se verrà confermata l’indicazione di non portare le proprie bandiere SGB si adeguerà caratterizzando la propria partecipazione sulle rivendicazioni sindacali delle donne nelle manifestazioni centrali, nei cortei serali, ed eventualmente costruirà iniziative specifiche di sindacato la mattina con le lavoratrici e i lavoratori che scioperando l’8 marzo stanno innalzando le loro vertenze specifiche ad un interesse generale.

Avremo cura di combinarle con quelle decise ai tavoli in modo da permettere lo scambio sia per la loro costruzione (importante la partecipazione vostra anche alle assemblee sindacali che attiveremo) che nella giornata stessa facendole confluire con le modalità da voi indicate alle iniziative centrali.

Inoltre mettiamo a disposizione SOS SCIOPERO (un contatto online e una serie di referenti sui territori) per fornire tutte le indicazioni e il sostegno, anche successivo, per contrastare gli abusi al diritto di sciopero.

Riconoscersi e rispettarsi è il primo passo per ridare senso alle relazioni di qualsiasi tipo.

W l’8 Marzo!

 

Per il Direttivo Nazionale SGB

Barbara Battista -Roma

Rossella Chirizzi -Bologna

Margherita Napoletano -Milano

 

 

 

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[in allegato il testo della proclamazione dello sciopero]

Il direttivo nazionale del Sindacato Generale di Base riunitosi sabato 11 febbraio, ha deliberato la partecipazione alla giornata di mobilitazione dell’8 marzo indetta dal movimento internazionale delle donne, rilanciata in Italia da “Non una di meno”.

La lotta delle donne contro la violenza e le discriminazioni di genere, indica nella liberazione dallo sfruttamento e dalla precarietà nel lavoro la strada maestra per l’emancipazione delle donne.

SGB intende portare il proprio contributo di organizzazione sindacale mettendo al centro gli interessi generali della classe lavoratrice di cui le donne sono parte integrante.

Per questo oltre alla partecipazione alle iniziative già definite dal movimento, ha proclamato lo Sciopero Generale di tutte le categorie, anche nella Scuola e nei settori educativi e scolastici, per la giornata dell’8 marzo ed ha previsto iniziative nella stessa mattinata.

 

Lo sciopero è una cosa seria e lo faremo, come sempre, convintamente con tutto il nostro impegno.

L’unità si conquista nella solidarietà concreta e nella lotta su obiettivi comuni, nel rispetto reciproco.

Sanità, Scuola, Mobilità, Previdenza, Servizi sociali pubblici ed universali sono la misura della giustizia sociale e della civiltà umana.

Il Lavoro per tutti, con una paga adeguata ai bisogni del XXI secolo è la garanzia della libertà di pensiero, di espressione e di organizzazione.

 

Questa è la pace e la libertà che vogliamo!

Se la vita di tutti noi non vale allora noi scioperiamo!

Marciamo con le donne in lotta di tutto il mondo !

14 febbraio 2017

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CON IL BLOCCO DELLE ASSUNZIONI SERVIZI PUBBLICI A RISCHIO... e gli effetti sono sempre più evidenti!

I dati del Conto annuale dalla Ragioneria generale dello Stato sugli organici nella pubblica amministrazione pubblicati nei giorni scorsi sono espliciti: oltre 237 mila posti di lavoro in meno nel periodo tra il 2007 e il 2015, corrispondenti ad una riduzione del 6,9% di personale

Spiccano tra tutti i dati relativi alla riduzione di oltre un quarto del personale in servizio negli Enti Pubblici non Economici, come l'Inps ad esempio, mentre nei Ministeri si registra un meno 16,9%, nelle Autonomie Locali la riduzione è del 10,7%,  con un meno 3,9% solo nel 2015.

Significativa è la situazione degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale che, a fronte di una contrazione di oltre 28.000 lavoratori, di cui 10.444 solo nel 2015 (-4,2%), vede crescere, negli otto anni presi a riferimento, del 45% il numero delle unita' di lavoro somministrate attraverso le agenzie interinali, con un +20% nel 2015.

Di fronte alla grave situazione in cui versano i servizi pubblici a seguito delle scelte operate dai vari governi di centro destra, di centro sinistra o “tecnici” che hanno negli anni reiterato tutti il blocco parziale del turn over, spicca la farsesca risposta della segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino che, in un comunicato, dichiara che bisogna dare subito concretamente vita ad una stagione nuova sulla base dei contenuti dell'accordo sottoscritto da Cgil Cisl Uil e Governo lo scorso 30 Novembre. Nessun cenno è stato fatto alla drammatica situazione degli organici dei vari comparti pubblici.

Di fronte ad un drastico calo di personale impiegato nella pubblica amministrazione è indispensabile pretendere fin da subito lo sblocco delle assunzioni. Sempre più spesso, a causa di carenze d'organico, i servizi pubblici vengono dati in pasto ai privati che su di essi lucrano, ampliando i fenomeni legati alla corruzione di politici e dirigenti. Il diritto all'istruzione pubblica, alla sanità, alla sicurezza sono diritti universali che tutti assieme, lavoratori e cittadini, dobbiamo difendere e per i quali bisogna lottare.

Dai sindacati confederali non arriverà nessuna iniziativa di mobilitazione per fermare la distruzione del servizio pubblico ed è evidente l'assenza di qualsiasi iniziativa in tal senso negli ultimi anni.

CUB e SGB hanno indetto due scioperi generali nel solo 2016 e la mobilitazione dei lavoratori è l'unica strada percorribile per invertire la rotta.

Al blocco delle assunzioni va associato il blocco delle retribuzioni, che non riescono più a recuperare nemmeno l'inflazione (*)  con una perdita media reale prossima al 6%.

La sistematica riduzione dei posti di lavoro pubblici e la contrazione degli stipendi non permette nessun risparmio reale, ma semplicemente sposta la spesa verso la voracità delle società private che vanno "a caccia" di servizi pubblici da mettere a profitto, lasciando scoperte importanti funzioni per i cittadini. I drammatici fatti di questi  giorni, dove molti comuni dell’appennino sono rimasti bloccati da una nevicata che ha paralizzato la circolazione stradale, sono la diretta conseguenza della decimazione di risorse agli enti locali, dello svuotamento di fondi e personale delle provincie, dello smantellamento del Corpo Forestale dello Stato e della scarsità di mezzi dati in dotazione ai Vigili del Fuoco.

Per invertire la rotta è indispensabile informare tutti, lavoratori e cittadini, dei rischi che si corrono con i tagli indiscriminati della spesa pubblica: su questi temi, per lo sblocco totale delle assunzioni e aumenti salariali veri, continueremo a lottare con ancora più tenacia di quanto già fatto, in modo da rendere edotta e cosciente la cittadinanza tutta che i tagli ai servizi pubblici mettono a rischio la vita di tutti.

(*http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/gli_stipendi_della_pa_dal_2007_sono_cresciuti_la_meta_dell_inflazione-156455228/ )

Milano 23 gennaio 2017

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Primo Congresso Nazionale del Sindacato Generale di Base SGB

MOZIONE FINALE

Il primo Congresso del Sindacato Generale di Base, a cui hanno partecipato circa 100 delegati, è stato animato da 30 interventi che hanno prodotto una appassionata discussione politica sul ruolo del sindacato in questa fase storica. Una discussione che non si è limitata ad analizzare il contesto in cui quotidianamente i militanti sindacali agiscono ma che ha definito i primi importanti passi organizzativi per dare forza nazionale ad SGB.

Le delegate e i delegati SGB hanno approvato la relazione congressuale introduttiva, il contributo al movimento dei lavoratori internazionale (allegati) e il documento politico preparatorio già approvato dai congressi regionali.

 

Il rifiuto della guerra, la questione salariale, della dignità del lavoro come quella della democrazia nei luoghi di lavoro, sono per noi gli elementi di programma fondanti del primo congresso SGB che attengono alla natura di un sindacato che si muova sul terreno della lotta di classe. Questi obbiettivi devono essere declinati con parole d’ordine dirompenti ma comprensibili a tutti i lavoratori: basta precarietà, lavoro e salario per tutti, lavorare meno lavorare tutti a parità di salario, a uguale lavoro uguale salario, no alle delocalizzazioni, no ai tagli e alle privatizzazioni del welfare, No al testo unico di rappresentanza sindacale, no alla guerra. Queste sono le parole d’ordine che non vogliamo evocare esclusivamente nelle piattaforme degli scioperi generali ma che devono vivere ad un programma di lotte che vogliamo definire e portare avanti sull’intero territorio nazionale con la CUB e con coloro che vi si riconoscono.

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A distanza di nemmeno un anno dalla nascita, il 14 e 15 gennaio prossimo, si terrà il congresso costituente del Sindacato Generale di Base.

Un momento fondamentale per discutere del contributo che possiamo dare per l’avvio di un processo di costruzione del sindacato di classe nel nostro Paese.

Un processo che non può che avvenire fuori e contro la complicità sindacale che il cosiddetto Testo Unico sulla Rappresentanza sindacale sancisce formalmente e che abbiamo messo al centro del nostro documento congressuale.

In controtendenza con la cultura imperante dove i congressi delle forze politiche e sociali si trasformano in vere e proprie Kermesse pubblicitarie che si consumano rapidamente dentro il teatrino della politica, abbiamo preferito una certa sobrietà che permetta ai circa cento delegati delle varie regioni e settori, una partecipazione attiva e pienamente consapevole dei problemi da affrontare come dei risultati già raggiunti.

Per questo non abbiamo fatto inviti esterni ad eccezione, per la giornata di sabato 14 gennaio, dei compagni del coordinamento nazionale della Confederazione Unitaria di Base con la quale siamo legati da un patto federativo.

Un congresso nel quale discuteremo anche del rapporto con il resto del sindacalismo di base ed in particolare con la CUB di come organizzarci al meglio sul piano nazionale e territoriale, di come sostenere i progetti di sviluppo e di come stringere le relazioni internazionali con il sindacalismo di classe.

14 -15 GENNAIO CA’ VECCHIA DI SASSO MARCONI BOLOGNA

Programma dei lavori

Sabato 14 gennaio

Ore 10 accreditamento

Ore 10’30 inizio lavori

relazione introduttiva

dibattito

Ore 13’00 pranzo

14’00 ripresa dibattito

17’30 sessione di formazione su Testo Unico e rappresentanza sindacale aziendale

Ore 20 cena

Ore 21 riunione su comunicazione – riunione settori

Domenica 15 gennaio

Ore 9 ripresa dibattito

Ore 12’30 conclusioni

Ore 13’00 pranzo

Ore 14’00 votazione documento finale

Votazione statuto

Votazione coordinamento nazionale

SGB DOCUMENTO NAZIONALE Congresso Costituente - 2017 “Il futuro appartiene a coloro che si preparano per esso oggi” Malcom X