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francia

La Francia oggi si ferma nuovamente con un vero sciopero generale per dire NO alla LOI TRAVAIL “Legge sul Lavoro”, l'equivalente francese del JOBSACT di Renzi.

 

Il sistema informativo nostrano, che ormai sembra assecondare e non essere intenzionato a disturbare il manovratore, non ne parla minimamente.

Ad onor del vero anche la grande famiglia sindacale italiana si guarda bene di pronunciarsi su questo movimento e queste lotte che si stanno susseguendo in Francia.

Forse perché è difficile spiegare cosa sta accadendo in Francia, uno dei paesi guida della “Comunità Europea” in quanto si dovrebbe dare conto di quel che non è accaduto e non sta accadendo in Italia durante il Governo di Renzi.

Forse perché si dovrebbe dare un giudizio più che negativo sullo stato del movimento sindacale italiano e di tutte le forze di opposizione rispetto al fatto che, in Italia, l'opposizione alla legge Fornero ed al JOBSACT di Renzi hanno trovato la sola opposizione del sindacalismo di base e conflittuale, oscurato dai media, che sistematicamente si cerca di mettere in un angolo e tacitare con leggi antisciopero e accordi tra Associazioni Datoriali e la CGIL, CISL, UIL. Accordi che recentemente hanno trovato la condivisione anche di una parte del cosi detto sindacalismo di base (USB - Cobas).

Il 18 marzo CUB – SINCOBAS – USI hanno proclamato e fatto l'unico sciopero generale “contro la guerra e l'attacco ai diritti sociali”. Uno sciopero riuscito nel pubblico impiego e nel privato.

Il Sindacato Generale di Base- SGB, nato il 27 febbraio 2016 da una scissione da USB, ha aderito subito a questo sciopero con la propria identità, smentendo così chi si auto assolve affermando: “che lo sciopero del 18 marzo è stato si meritorio ma è stato deciso in solitaria senza provare a coinvolgere altri soggetti”.

In realtà molta parte della sinistra e del sindacalismo di base italiano soffre della sindrome di auto referenzialità e quindi una iniziativa o una battaglia se non ha un incipit che parte dal proprio essere gruppo non conta e va ignorato se non addirittura boicottato. Forse, al di là delle chiacchiere sulla democrazia, sempre più il pluralismo viene considerato una delle nostre debolezze.

In Francia probabilmente le divisioni sindacali e politiche sono presenti come e forse più che da noi ma in questo momento di lotta pur tra mille differenze sono tutti in piazza a lottare.

Il rifiuto delle politiche di austerity, così significativo in Spagna, in Portogallo, in Grecia oggi sta contagiando la Francia. A quando l'Italia?

Di certo da Parigi e dalla Francia stanno arrivando segnali inequivocabili della necessità di difendere i diritti di chi lavora per ripensare le forme della decisione politica.

ESSERE CONTRO la GUERRA entro i confini dell'Europa significa estendere i diritti riconquistare la democrazia.

Non c'è nessuna certezza che le lotte di queste settimane in Francia ed i movimenti in Europa siano all'altezza della sfida …. ma è certo che occorre provare, tentare di essere all'altezza di ciò che sta accadendo occorre veicolare le lotte in EUROPA, costruire uno sciopero transnazionale aprirci al mondo consapevoli che da soli non possiamo farcela a meno di accontentarci di fare testimonianza.

 

L'UNICA PARTITA PERSA E' SICURAMENTE QUELLA NON GIOCATA … CERCHIAMO DI GIOCARLA PARTECIPANDO TUTTI PER VINCERLA!!!!!

 

 

 

 

 

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